GIUNTA III.
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remo il perchè di- questa noncuranza negli artisti moderni.
Al che sembra risponderci Eustachio Zanotti, ove si lagna
dei pochi esempj che ai nostri giorni si hanno di belle opere -
in pittura. Ecco le sue parole: „Non pretendo con ció
„di riprendere i moderni pittori, fra' quali molti ne abbia¬„mo, -
che sanno ottimamente tutto ciò, che l' arte richiede;
„e se non usano quegli artifici e quelle diligenze, che con¬„verrebbono, -
è perchè non isperano alcuna ricompensa pro¬„ -
porzionata alla fatica, e dovendo vivere del loro guadagno,
„se maggior tempo spendessero, non ne ritrarrebbero il ne¬„cessario -
sostentamento. Pretendo bensi di poter dire con
„verità, che pochi sono i conoscitori, e giusti estimatori del¬„le -
belle arti, perchè volendo alcuni ornar di pitture le pro¬„ -
prie abitazioni, cercano quel dipintore ch’ è più pronto ad
„ eseguire, e che può vendere l’ opera sua a minor prezzo.
„Altri poi sôno, che sprezzano affatto le pitture, e solo si
„ compiacciono di vani specchii, e di frivoli intagli con oro,
„il quale, piuttosto che servire egli stesso. d' ornamentô, sa¬„rebbe -
meglio impiegato a ricompensare chi s' affatica in o¬„pere -
ch’ esigono e tempo e studio e sapere”. E vero che
si potrebbe opporre l' eccellenza, a cui giunsero i più celebri -
fra i nostri italiani a fronte delle persecuzioni e delle
ingiustizie che furono ai medesimi praticate (1). Ma se anche
quegli uomini venerandi soffrivano alcuni sfregi con vedersi
talvolta posposti a pittorelli di niuna fama e di niun valore
per opera degl' invidiosi lor confratelli, o di ministri superbi -
ed ignoranti che si lasciavano piegare alla voce dell' adulazione -
o dell' interesse, sappiamo d'altronde ch' erano riceroati -
da principi potenti e generosi che altamente sentivano -
del loro valgre, e per cui non può supporsi che mal' agiati -
fossero, e mancanti per sino di ciò che si rende indispensabile -
alla vita, come pur troppó veggiamo tutto giorno
accadere ai primi ingegni del secolo. E vero che l' ingegno
(1) Chi volesse conoscere le vicende di questo genere, cui andarono
soggetti i più celebri pittori, senza ricorrere alla vita di ciascuno le troverà -
indicate in quell'operetta di autore anonimo stampata in Firénze nel
1770, ed intitolata: Dialoghi sopra le tre arti del disegno fra Gio.
Pietro Bellori celebre antiquario, e Carlo Marata pittore nou per
talento, ma per fatica, come lo chiama il Milizia.