Volltext : Lib. VII (7)

GIUNTA  III.
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sta;  o  pestando  l'animale  in  un  mortajo.  La  prima  maniera
doveva  somministrare  certamente  il  colore  più  puro  e  piu
bello;  poichè  nella  saconda  il  colore  frammisto  a  tutte  le  altre -
  sostanze  dell'  animale  non  poteva  si  facilmente  esserne  liberato; -
  e  si  crede  che  a  tal  uopo  si  stemprasse  il  miscuglio
con  acqua  e  sale,  e  lo  si  facesse  bollire  per  dieci  giorni  iu
caldaje  di  stagno.  Ma  questi  processi  sono  affatto  sconosciuti. -
  E  vero  che  alenni  fisici  moderni,  ed  in  particolar  modo
Reaumur  avendo  cercato  di  far  la  tintura  di  porpora,  intesero -
  di  provare  ch'  era  cosa  facile  il  conoscere  i  processi  degli -
  antichi,  e  che  tutte  le  specie  di  porpore  potevano  somministrare -
  quel  colore;  ma  che  i  drappi  tinti  nel  medesimo
non  riescivano  della  bellezza  di  quelli  tinti  in  cocciniglia,  oltre -
  di  che  venivano  a  costare  forse  il  centuplo.  Noi  però  abbiamo -
  alcune  indicazioni  particolari  di  quei  processi,  dai  quali -
  speriamo  di  trarre  qualche  vantaggio  su  questo  proposito.
Veggasi  ciò  che  si  dirà  nella  citata  Giunta  IV.
Rubia.  Plinio  osserva  che  i  tintori  in  lana,  ed  i  conciatori -
  di  pelli  ne  facevano  grand'  uso  ;  particolar  sorgente  di  ricchezza -
  per  Roma,  poichè  la  migliore  si  coltivava  nei  suoi
sobborghi.  Era  questa,  secondo  lo  stesso  autore,  juna  pianta
di  fusto  spinoso,  nodoso  e  guernito  a  ciascun  nodo  di  cinque -
  foglie  disposte  circolarmente;  i  suoi  frutti  erano  alcuni
grani  rossi.  I  Greci  la  chiamavano  Eritrodano,  ed  era  adoperata -
  in  medicina  siccome  diuretica;  con  l'  acqua  e  mele
guariva  dalla  itterizia;  con  l'  aceto  era  buona  contro  la  paralisi -
  e  l'  empitiggine  ;  con  le  sue  foglie  si  tingevano  in  nero -
  i  capelli;  e  tant'  altre  erano  le  virtù  attribuite  alla  rubia,
che  vengono  però  riguardate  siccome  favole.  Dioscoride  si
accorda  con  Plinio  nell'  indicare  le  proprietà  di  questa  pianta; -
  e  soggiunge  poi  ch'  essa  ha  una  radice  rossa  che  somministrava -
  un  colore  per  tingere  la  lana.
Fra  le  varie  sorta  di  Eritrodano  descritte  da  Teofrasto
avvi  anche  quella  indicata  da  Dioscoride  e  da  Plinio.
Non  mettono  dubbio  i  botanici  sulla  idéntità  dell'  efitrodano -
  dei  Greci  e  della  rubia  dei  Latini  con  la  rubia  tinctorum -
  di  Linneo,  che  fu  cosi  chiamata  dall'aver  la  radice  rossa.
Vaccinium.  E  questa  una  pianta  ricordata  da  Plinio,  da
Vitruvio  e  da  Virgilio.  Plinio  la  colloca  fra  quelle  che  alli¬
            
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