GIUNTA III.
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sta; o pestando l'animale in un mortajo. La prima maniera
doveva somministrare certamente il colore più puro e piu
bello; poichè nella saconda il colore frammisto a tutte le altre -
sostanze dell' animale non poteva si facilmente esserne liberato; -
e si crede che a tal uopo si stemprasse il miscuglio
con acqua e sale, e lo si facesse bollire per dieci giorni iu
caldaje di stagno. Ma questi processi sono affatto sconosciuti. -
E vero che alenni fisici moderni, ed in particolar modo
Reaumur avendo cercato di far la tintura di porpora, intesero -
di provare ch' era cosa facile il conoscere i processi degli -
antichi, e che tutte le specie di porpore potevano somministrare -
quel colore; ma che i drappi tinti nel medesimo
non riescivano della bellezza di quelli tinti in cocciniglia, oltre -
di che venivano a costare forse il centuplo. Noi però abbiamo -
alcune indicazioni particolari di quei processi, dai quali -
speriamo di trarre qualche vantaggio su questo proposito.
Veggasi ciò che si dirà nella citata Giunta IV.
Rubia. Plinio osserva che i tintori in lana, ed i conciatori -
di pelli ne facevano grand' uso ; particolar sorgente di ricchezza -
per Roma, poichè la migliore si coltivava nei suoi
sobborghi. Era questa, secondo lo stesso autore, juna pianta
di fusto spinoso, nodoso e guernito a ciascun nodo di cinque -
foglie disposte circolarmente; i suoi frutti erano alcuni
grani rossi. I Greci la chiamavano Eritrodano, ed era adoperata -
in medicina siccome diuretica; con l' acqua e mele
guariva dalla itterizia; con l' aceto era buona contro la paralisi -
e l' empitiggine ; con le sue foglie si tingevano in nero -
i capelli; e tant' altre erano le virtù attribuite alla rubia,
che vengono però riguardate siccome favole. Dioscoride si
accorda con Plinio nell' indicare le proprietà di questa pianta; -
e soggiunge poi ch' essa ha una radice rossa che somministrava -
un colore per tingere la lana.
Fra le varie sorta di Eritrodano descritte da Teofrasto
avvi anche quella indicata da Dioscoride e da Plinio.
Non mettono dubbio i botanici sulla idéntità dell' efitrodano -
dei Greci e della rubia dei Latini con la rubia tinctorum -
di Linneo, che fu cosi chiamata dall'aver la radice rossa.
Vaccinium. E questa una pianta ricordata da Plinio, da
Vitruvio e da Virgilio. Plinio la colloca fra quelle che alli¬