GIUNTA 111.
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l' opera che commentiamo, e se non totalmente, per la maggior -
parte anche all' arte che professiamo; quindi ci limiteremo -
ad esporre quanto i naturalisti moderni poterono determinare -
nel confronto fra le sostanze coloranti degli antichi, -
e quelle che sono conosciute ai nostri giorni; e poscia
esamineremo alcune idee sulla pittura siccome ornato architettonico. -
Sostanze coloranti indicate particolarmente
da Vitruvio e da Plinio.
Distinguevansi i colori in due classi, ed erano i floridi o
risplendenti, e gli austeri o meno brillanti. I primi erano
altresi di un prezzo esorbitante, a segno che i pittori non si
assumevano mai nei loro contratti di somministrarli a proprie -
spese, ed invece erano provveduti dai padroni, cui dovevano -
servire le opere. Da questi però si dovrebbe eccettuare -
la crisocolla, la quale, benchè fosse un colore slorido,
pure si aveva in Roma stessa a modicissimo prezzo. Ciascuna -
di queste classi poi si divideva in due generi, l' uno abbracciava -
i colori naturali, e l'altro gli artifiziali; indi ciascun -
genere comprendeva le varie specie, ch' erano le sostanze -
coloranti, delle quali poi si contavano molte varietà
e molte gradazioni, nonchè molte qualità determinate dai
paesi d' onde si ritraevano. Eccone le denominazioni e le
proprietà principali.
Ocra. Si chiamarono cosi gli ossidi metallici, e particolarmente -
diverse varietà di ferro idrato-terroso (ocre marziali) -
e di ferro oligisto rosso terroso (amatita rossa). Però
si deve osservare che presso gli Alemanni questo nome, che
si traduce per ocher, ocker ovvero okker indica generalmente
qualunque sostanza metallica di aspetto terroso. Linneo, de Born,
Cronstedt, Wallerius non hanno sempre badato a questa definizione, -
e collocarono fra i minerali da loro chiamati ocra
anche la malachite, l'antimonio solforato capillare, il cobalto -
arseniato cristallizzato, il rame carbonato azzurro finamen¬Rarmonia -
dei colori e per le pressochè infinite variazioni di un colore
medesimo che gli si rendono necessarie.