GIUNTA II.
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Da queste semplicissime ricerche, applicate agli archi di
grossezza finita, dedusse Coulomb, che considerando un arco -
simmetrico attorno ad un asse verticale siccome formato
da infiniti cunei pesanti, una qualunque sua parte si puo
considerare siccome tratta in giù dal proprio peso, e siccome -
spinta orizzontalmente dalla parte opposta; e che per
l'equilibrio è necessario che la direzione della risultante di
queste due forze sia perpendicolare alla base, sopra cul insiste -
l'arco proposto, e che non cada fuori della medesima. E
per adempire a queste condizioni si trovò essere necessario
1.° che un arco qualunque, preso dal vertice della curva,
abbia il suo peso proporzionale alla tangente dell' angolo
che fa la sua base con la verticale, cioè che detto p il peso, -
A la spinta orizzontale dell' arco opposto, ed e l'obbliquità -
del letto alla verticale, debba essere p = A tang. e;
dalla qual equazione si deduce immediatamente che un arco, -
perchè possa reggere, non dev' essere impostato sopra
pulvinari orizzontali, poichè divenendo allora retto l' angolo
che la verticale fa con la base, la tangente diverrebbe infinita, -
e perciò si richiederebbe che l'arco avesse un peso infinito, -
il che non può aver luogo (1). 2°. Per l' equilibrio si
richiede altresi che, preso dal vertice un arco parziale qualunque, -
la verticale condotta pel centro di gravità di quest' -
arco passi a traverso il parallelogrammo compreso dalle
normali condotte all' estremità dei due letti che determinano
l'arco medesimo (2).
Che se la volta si cangia in una piattabanda, per l'equilibrio -
si richiede che la tangente dell'inclinazione di ciaschedun -
letto alla verticale sia proporzionale alla distanza da es-(1) -
Sia AamM l'arco contemplato (fig. 3. Tav. II.), il cui letto
è Mm, e viene spinto orizzontalmente contro Aa. Rappresenti GV il
peso p, e Go la spinta orizzontale A concorrenti con le loro direzioni
in G; dovendo essere la risultante GS perpendicolare ad Mm, saranno
simili i triangoli OGS, mRM, e quindi fatto mMR = e, sarà p: A ::
sen. e: cos. e, da cui p = A tang. e.
(2) Sia l' arco AamMfig. 4. Tav. 2.), e siano iM, ha le normali -
sui letti Mm, Aa, le quali formeranno il parallelogrammo ghif. Se la
verticale indicata cade fuori di questo parallelogrammo, anche la risultante -
del peso e della spinta orizzontale andrebbe fuori della base Mm,
e perciò non vi sarebbe equilibrio.