GIUNTA 1.
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Tal sarebbe la maniera di descrivere una data chiesa, e
la stessa maniera adoperò anche Vitruvio per descriverci la
forma dei suoi atrj, ovvero sale, come le usavano gli Etruschi, -
in cui le ale ed i tablini non doveano essere che membri -
di un medesimo corpo. Imperciocchè egli dice: „Le lun¬„ghezze -
e le larghezze degli atrj si formano di tre generi.
„Il primo genere si distribuisca in modo, che quando sarà
„divisa la lunghezza in cinque parti, tre se ne assegnino
„alla larghezza. Nel secondo, divisa la lunghezza in tre par-„ti, -
ne abbia due la larghezza. Nel terzo si descriva la lar¬„ghezza -
in un quadrato di lati eguali, e in questo quadra¬„to -
si tiri una linea diagonale, e quanto sarà lo spazio del¬„la -
detta linea, tanta sia la lunghezza dell' atrio ". Lasciando -
per ora ciò che dice delle altezze e dei lacunari, si osservi -
che fin qui ci parlò solo di un' area in generale, la
quale debb' essere occupata dalla varia composizione di fabbrica -
che vuol descriverci.
Sia ABCD (Tav. III. fig. 2) quest' area, e sia della seconda -
maniera, cioè di tre a due, e in essa si vogliano collocare -
le ale, che deggiono esser a destra ed a sinistra. Si
sa che ale significano portici; ma in questa spiegazione
dell' atrio non potendosi di molte cose far piena sicurtà, se
non vengano rischiarate e comprovate dai monumenti, si procederà -
nel segnarle con molta riservatezza. Vitruvio determina -
le varie misure della loro larghezza secondo le varie
misure della lunghezza dell' atrio; ed è da considerar bene
questa cosa, che dicendo, per esempio, di tre parti se ne dia
una alle ale, vuol dire, che poichè le ale son due, ossia l'una -
a destra e l'altra a sinistra, non tocca ad ognuna di queste -
che un mezzo terzo. Ogni volta adunque ch'egli ci dice
una quantità da dare alle ale, s'intenda che questa va divisa -
metà per una (i). Or ecco la misura ch' egli stabilisce a
queste in proporzione della lunghezza dell' atrio.
(1) Si veggano i comenti al capo IV.