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GIUNTA I.
Dei cavedj, atri, tablini ed altre parti delle case
antiche romane.
Nelle note ai capitoli III. IV. e V. del libro VI. riportammo -
le opinioni dei commentatori più riputati sulla vera
significazione di alcuni passi di Vitruvio risguardanti le case -
antiche. Ma siccome gli stessi commentatori, ed i più ce¬Jebri -
architetti confessarono ch' essi tentavano d' indovinare,
e non già di spiegare una tal parte dell' opera di quel classico, -
non combinandosi gli esempj dei monumenti superstiti
colla loro maniera d' interpretare il solo autore che sia rimasto -
degli antichi in fatto di architettura; e siccome Giuseppe -
Riva di Vicenza mal persuadendosi che i precetti di
Vitruvio fossero in aperta contraddizione colla pratica dei
tempi, cercò di scoprire ove esistesse questa contraddizione
apparente, e la scopri di fatto ; cosi convenendo nella sua
maniera d’intendere Vitruvio, crediamo senz' altra interpretazione -
di riferire le cose principali da lui esposte nella sua
operetta, pubblicata fin dall' anno 1828. coi tipi della stamperia -
Piutti in Vicenza.
Benchè ci fossimo quasi fatta una legge di non ingombrare -
i nostri commenti con citazioni di passi latini, pure
non possiamo qui farne a meno, stante che la dottrina dal
nostro autore spiegata a questo proposito si discopre, piu
facilmente che in altra guisa, dalla vera significazione delle
voci latine.
L'operetta del Riva viene distinta in tre parti. Nella prima -
confuta i commenti del Barbaro sui capi III. e IV. del
libro VI. di Vitruvio, e ad un tempo quelli di tutti gli altri -
interpreti. Nella seconda dà la spiegazione secondo il suo