Volltext : Lib. VI (6)

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LIBRO  VI.
i  peristilj  ed  altri  luoghi  che  possono  avere  lo
stesso  uso:  onde  alla  gente  di  volgare  fortuna  non
sono  necessarj  magnifici  vestiboli,  nè  tablini,  nè
atrii  ;  perché  costoro  vanno  attorno  per  prestare  altrui -
  quegli  uffizi  (1),  che  dagli  altri  si  ambiscono.
39.  A  quelli  poi,  che  servono  pei  frutti  vildeva -
  con  cancelli  di  ferro,  nell'  intercolunnio  di  mezzo,  e  con
un  podio  negli  altri  intercolunnj.  Il  vestibolo  doveva  essere
molto  vasto  nelle  abitazioni  dei  potenti,  onde  vi  si  potesse
contenere  il  gran  numero  di  clienti  che  vi  accorreva.  Virgilio -
  dice,  che  Pirro  esultava  sul  primo  limitare  dinanzi  allo
stesso  vestibolo,  d'onde  si  vede  che  quel  primo  limitare  indicava -
  lo  spazio  precedente  l'ingresso  alla  casa,  sicchè  la
porta  dell'  atrio  si  poteva  dire  il  secondo  limitare.  Il  vestibolo -
  differiva  dall'atrio;  i  Greci  non  avevano  atrio  nei  loro  edisiz); -
  bensi  vestibolo  ch’essi  chiamavano  propileo  o  protiro.
Veggasi  la  Giunta  I.  Osserva  qui  l'Orsini  che  non  nominandosi -
  da  Vitruvio  il  tablino,  si  può  credere  che  a  questo
non  si  passasse,  se  non  quando  veniva  aperto  per  fare  entrare -
  alcuno  in  casa,  onde  hanno  errato  quegl'interpreti  che
per  esso  fan  passare  al  peristilio,  e  lo  fa  chiaro  il  passo
d'Apulejo,  il  quale  dice  che  i  medici  per  andare  all'ammalato -
  attraversavano  il  tablino.  Si  può  supporlo  pertanto  posto -
  lateralmente  all'atrio,  e  non  é  improbabile  che  talvolta
vi  fosse  da  ambidue  i  lati.
(1)  Il  latino  suona  quod  hi  aliis  officia  praestant.  Il
Perrault,  come  rimarca  lo  Stratico,  volle  adulterare  questa
lezione  leggendo  neque  ab  aliis;  ma  cosi  alterò  il  vero  sentimento -
  di  Vitruvio,  il  quale  vuol  dire  che  gli  uomini  di
mediocre  fortuna  si  mostrano  officiosi,  fino  all'adulazione,
verso  1  potenti  che  ne  vanno  ambiziosi,  ed  ognuno  conosce
quanto  grati  riescono  a  questi  simili  offici,  i  quali  vengono
anzi  da  essi  riguardati  siccome  debito  soddisfatto  alla  loro
potenza.  Ingenito  è  pur  troppo  nell'uomo  il  piacere  del  dominio, -
  e  conta  la  somma  di  questi  piaceri  dal  numero  dei
suoi  simili  che  gli  si  prosternano  ossequiosi.  Eppure  natura
ne  fece  tutti  liberi  ed  uguali.  Se  taluno  assume  il  comando,
nol  dovrebbe  che  a  pro  della  sua  patria,  se  molti  l'obbediscono, -
  nol  dovrebbero  che  fin  dove  si  restringe  l'amor  della -
  patria.  Tutti  cosi  la  pensano  in  parole,  quasi  nessuno  in
fatto.
            
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