LIERO VI.
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CAPO VI.
Degli oeci alla greca.
32. Si fanno anche fuor del costume italico
oeci, i quali in greco si chiamano cizicenus (1).
E questi si fanno riguardanti verso settentrione,
massimamente affacciati a verzure, e colle valve
nel mezzo (2). Debbono poi essere lunghi e larghi -
tanto, che vi si possano collocare due triclini
l'uno rimpetto all' altro (3) collo spazio da girare -
(4), ed abbiano a destra e a sinistra valvati i
lumi delle finestre (5), affinchè per le loro aper¬(1) -
Si crede che questo nome provenga da Cizico città
dei Milesj nella Propontide, ove si suppone che fosse inventata -
questa forma di luoghi. Della mugnificenza di Cizico
parlano molto Strabone, Plinio ed altri.
(2) Plinio il giovine nell'ep. 17. del lib. 2. descrive il triclinio -
colle porte valvate, cioè a modo di bussole che si aprivano -
al di fuori. Forse, dice l' Orsini, erano fatte colle
bandelle a collo d'oca, perchè aprendosi facilmente da sè si
chiudessero. Questi luoghi avevano anche le finestre aperte
fino al pavimento, come narra anche Plinio. Gli antichi usavano -
d'ordinario le finestre che prendevano il lume dall' alto, -
non facendole per affacciarsi in istrada, ma per somministrare -
un lume migliore agli appartamenti, e cosi stavano riparati -
dall' aria ; ma nei triclinj volevano godere l' aria aperta. -
(3) Per l’ uso, cui servivano i letti dei triclinj, dovevano
avere per lo meno una larghezza di cinque piedi e mezzo,
ed una lunghezza di piedi dieci, e la tavola doveva essere
un quadrato del lato di quattro piedi e mezzo.
(4) Cioè in modo che intorno ai triclinj vi rimanesse uno
spazio, perchè vi potessero girare quelli che servivano.
(5) Qui Vitruvio intende che fossero chiuse con invetriate, -
onde si potesse vedere attraverso delle medesime gli alberi -
verdeggianti.