CAPO IV.
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libro quarto dell' ordine Dorico, assinchè i triglifi
sieno disposti secondo le regole di quell'ordine (1).
(1) Ecco di qual maniera il Marquez, nel suo libro sulle
case dei Signori Romani, spiega questo capitolo quarto. Anticamente, -
dic'egli, l'atrio non differiva dal cavedio, come si
rileva da Varrone ; ma nei tempi successivi, cangiatasi la maniera -
toscana di fabbricare, il cavedio fu distinto dall'atrio, come -
indica chiaramente Vitruvio, il quale, dopo avere descritti i
cavedj, stabilisce tre specie di atri, assegnandone tali dimensioni -
che non possono per alcun modo convenire ai cavedi. E
dapprima fissa il rapporto fra la lunghezza e la larghezza; indi -
per determinare l'altezza, la divide in due parti, una dal pavimento -
alla trave, e l'altra dalla trave al tetto. Il precetto
riguardo alla prima parte è chiaro ; soltanto sembra che in
pratica ove si legge detratta la quarta parte della lunghezza -
debba intendersi della larghezza; perciocché se si suppone -
che la lunghezza fosse di cento piedi, l'altezza che risulterebbe -
di settantacinque piedi sarebbe eccessiva; ma leggendosi -
larghezza, la quale per una lunghezza di cento piedi -
non oltrepassa, giusta 1 precetti di Vitruvio, li piedi sessanta, -
l'altezza risulterà di piedi quarantacinque, e per ciò
sarà conveniente.
Le ale poi, da quelli che non fanno distinzione fra cavedio -
ed âtrio, furono supposte intorno l'atrio medesimo, non
solo a destra ed a sinistra, come dice Vitruvio, ma benanche -
di fronte, considerando che la voce ale voglia indicare
sempre le parti laterali degli edifizi, siccome nei tempi. La
prescrizione che la larghezza delle ale debba corrispondere
alla larghezza dell'atrio secondo le stabilite proporzioni, fa
credère che sia desunta dalla lunghezza anzichè dalla larghezza, -
perchè si abbia una regola più universale, potendosi
ad una stessa lunghezza attribuire tre diverse larghezze, come -
insegna nel principio di questo capo IV. Che poi la larghezza -
stabilita alle ale debba attribuirsi a ciascuna separatamente, -
è chiaro, poichè diversamente le ale riescirebbero
mostruose.
Per travi liminari si devono considerare quelle che sono
da collocarsi ad un' altezza eguale alla larghezza. Con questo -
vocabolo sembra indicarci quella cornice, di cui debbono -
essere ad una certa altezza adorne le pareti dei conclavila -
quale faccia l' officio d' impostatura per sostenere la volta,
quando vi sia, oppure interrompa la continuazione del muro¬L'altezza -
poi di questo muro dal pavimento alla trave liminare
e chiaramente determinata; l'altra parte da questa trave o