Volltext : Lib. VI (6)

GIUNTA  III.
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persuasi  che  la  commisurata  disposizione  dei  giardini  siasi
generalmente  introdotta  in  quel  secolo,  che  pose  a  soqquadro -
  il  buon  gusto  ed  il  vero  bello;  e  che  allorquando  si  tornò -
  ad  amare  la  verità  in  tutte  le  arti,  si  cominciò  a  riformare -
  i  giardini,  ed  a  sottoporli  di  nuovo  alle  leggi  immutabili -
  della  natura.  Presso  i  Cinesi,  ostinatamente  attaccati  alle
costumanze  dei  loro  primi  padri,  non  avrà  forse  nemmeno
quest'  arte  provate  quelle  variazioni  cui  andò  soggetta  presso -
  gli  altri  popoli,  e  perciò  al  risorgere  del  buon  gusto  in
Europa,  si  osservò  dai  viaggiatori  che  la  nuova  forma  dei
giardini  si  assomigliava  a  quella  dei  Cinesi,  e  si  suppose  che
di  là  ne  fosse  venuta  la  prima  idea,  quando  invece  non  era
che  il  frutto  dell'  inclinazione  umana  al  vero  bello  naturale,
per  cui  non  può  da  esso  allontanarsi  per  lungo  tempo.  Cosi
noi  la  pensiamo,  ripetendo  quanto  dicemmo  riguardo  alle
forme  architettoniche  che  gli  stessi  bisogni  accompagnarono
l'uomo  in  tutti  gli  angoli  della  terra,  e  che  per  soddisfarl
dovette  ovunque  impiegare  gli  stessi  mezzi,  e  non  molto  dissimili -
  gli  uni  dagli  altri.  E  ciò  basti.
Ora  indicheremo  quelle  regole  generali  che  si  devono  seguire -
  nella  costruzione  di  un'  opera  di  questo  genere.
Se  ogni  produzione  delle  arti  belle  deve  la  maggior  parte -
  del  suo  effetto  all'  elevatezza  dell'  ingegno  di  chi  la  produce -
  anzichè  alle  leggi  prestabilite,  le  quali  non  servono  di
guida  che  ad  un  ingegno  mediocre,  tanto  più  ciò  ha  luogo
nella  conformazione  di  un  giardino,  ove  non  basta  voler  imitare -
  la  natura,  ma  bisogna  aver  degli  occhi  per  ben  vederla, -
  e  un'anima  sana  nata  e  disposta  a  bene  sentirla.  E  chi,
diremo  col  Mabil,  non  ha  questi  doni,  rimangasi  nelle  città
e  si  pasca  delle  inezie  cittadinesche,  e  beva  al  fonte  dell'ambizione, -
  e  del  cangiante  plauso  popolare;  sarà  insipido  e  muto -
  per  lui  lo  spettacolo  della  campagna.  E  se  questi  doni
richieggonsi  in  tutti,  viemaggiormente  dovranno  trovarsi  nell'architetto -
  di  un  giardino,  che  deve  concepire  il  bello  effetto -
  che  produrrà  l'  opera  sua  non  già  tosto  eseguita,  ma
bensi  molti  anni  dopo,  e  disporre  quindi  ogni  parte  dietro
quell'  archetipo  ch'  egli  ha  dentro  sè  stesso  prestabilito.
Nulladimeno  anche  le  cose  più  vaghe  nei  loro  accidenti
hanno  alcune  norme  invariabili  nel  loro  tutto.  -  Ecco  quella
            
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