Volltext : Lib. VI (6)

GIUNTA  III.
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paese  all'  altro,  come  se  due  nazioni  trovar  non  potessero  la
cosa  stessa  (1).  Il  giardino  è  un  bisogno  inerente  alla  natura -
  dell'uomo  ridotto  in  società,  per  poter  godere  riunite  in
uno  spazio  non  molto  vasto  le  principali  scene  che  vagamente -
  sparse  natura  su  tutta  la  terra.  Il  volere  perciò  che
la  irregolarità  nei  giardini  sia  opera  dei  secoli  posteriori,  à
lo  stesso  che  riguardar  l'  arte  anzinata  della  sua  maestra.  Il
bisogno  e  l'  utilità  furono  i  primi  creatori  dei  giardini.  L'uomo -
  stanco  dal  vagare  lungamente  sulla  superficie  terrestre
per  procurarsi  la  sussistenza  cercò  di  avvicinare  alla  sua  abitazione -
  quei  frutti  che  gli  erano  più  necessarj,  e  procurò  di
guidare  attraverso  quello  spazio  un  ruscello  che  facilmente
somministrasse  il  suo  umore  alle  piante  da  lui  coltivate,  ed
ai  suoi  bisogni  individuali.  Ecco  certamente  la  prima  origine
di  un  giardino.  La  curiosità  poi,  il  piacere,  la  vanità,  la  magnificenza, -
  la  ostentazione,  ajutate  spesso  dall'  abuso  delle  arti -
  hanno  inventato  e  fatto  eseguire  i  giardini  compartiti  con
regolarità  di  disegno,  con  boschetti,  viali,  cascate,  getti  d'acqua, -
  canali,  labirinti  e  quant'  altro  si  vide  di  simil  genere.
Anzi  noi  riteniamo,  dietro  le  osservazioni  di  molti,  che  invece -
  non  sia  tanto  antica  l'  arte  di  affilare  gli  alberi  in  ispalliere, -
  di  tagliarli  a  ventaglio,  ed  a  cespuglio,  di  contorcerli
in  mille  guise,  ed  obbligarli  ad  un  ordine  che  non  è  loro
proprio.  Fu  Laquintinie  sotto  Luigi  XIV.  che  si  mostrò  innamorato -
  di  questo  metodo,  benchè  ne  conoscesse  i  danni
particolarmente  riguardo  alla  coltivazione.  I  Romani  avranno -
  avuto  giardini  simmetrici  allora  soltanto  che  forzavano
tuttó  a  cedere  al  loro  dominio  (2).  La  misurata  regolarità  in
ogni  opera  non  è  frutto  che  di  molti  secoli;  ma  questa  mostra -
  l'  esattezza  non  la  sublimità  dell'  ingegno.  E  noi  siamo
(1)  La  polvere  d'  archibugio,  la  bussola,  e  forse  anche  la  stampa  erano -
  prima  in  Cina  che  in  Europa,  ma  perciò  non  si  toglie  la  gloria  di
queste  tre  scoperte  alla  Germania  ed  all'  Italia.
(2)  Chi  voglia  leggere  attentamente  i  Classici  Latini,  ed  in  particolare -
  la  Georgica  di  Virgilio,  il  Poema  di  Lucrezio  sulla  natura  delle  cose, -
  le  Selve  di  Stazio,  specialmente  la  terza  del  Lib.  I.,  ove  descrive  la
villa  di  Manlio  Vopisco  in  Tivoli,  e  la  seconda  del  Lib.  II.  ove  parla
della  villa  Sorentina  di  Pollione  Felice,  nonchè  qualunque  altro  poeta
della  natura,  troverà  continue  descrizioni  di  luoghi  campestri  ordinati  nel
modo  che  si  veggono  in  natura.
            
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