GIUNTA III.
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paese all' altro, come se due nazioni trovar non potessero la
cosa stessa (1). Il giardino è un bisogno inerente alla natura -
dell'uomo ridotto in società, per poter godere riunite in
uno spazio non molto vasto le principali scene che vagamente -
sparse natura su tutta la terra. Il volere perciò che
la irregolarità nei giardini sia opera dei secoli posteriori, à
lo stesso che riguardar l' arte anzinata della sua maestra. Il
bisogno e l' utilità furono i primi creatori dei giardini. L'uomo -
stanco dal vagare lungamente sulla superficie terrestre
per procurarsi la sussistenza cercò di avvicinare alla sua abitazione -
quei frutti che gli erano più necessarj, e procurò di
guidare attraverso quello spazio un ruscello che facilmente
somministrasse il suo umore alle piante da lui coltivate, ed
ai suoi bisogni individuali. Ecco certamente la prima origine
di un giardino. La curiosità poi, il piacere, la vanità, la magnificenza, -
la ostentazione, ajutate spesso dall' abuso delle arti -
hanno inventato e fatto eseguire i giardini compartiti con
regolarità di disegno, con boschetti, viali, cascate, getti d'acqua, -
canali, labirinti e quant' altro si vide di simil genere.
Anzi noi riteniamo, dietro le osservazioni di molti, che invece -
non sia tanto antica l' arte di affilare gli alberi in ispalliere, -
di tagliarli a ventaglio, ed a cespuglio, di contorcerli
in mille guise, ed obbligarli ad un ordine che non è loro
proprio. Fu Laquintinie sotto Luigi XIV. che si mostrò innamorato -
di questo metodo, benchè ne conoscesse i danni
particolarmente riguardo alla coltivazione. I Romani avranno -
avuto giardini simmetrici allora soltanto che forzavano
tuttó a cedere al loro dominio (2). La misurata regolarità in
ogni opera non è frutto che di molti secoli; ma questa mostra -
l' esattezza non la sublimità dell' ingegno. E noi siamo
(1) La polvere d' archibugio, la bussola, e forse anche la stampa erano -
prima in Cina che in Europa, ma perciò non si toglie la gloria di
queste tre scoperte alla Germania ed all' Italia.
(2) Chi voglia leggere attentamente i Classici Latini, ed in particolare -
la Georgica di Virgilio, il Poema di Lucrezio sulla natura delle cose, -
le Selve di Stazio, specialmente la terza del Lib. I., ove descrive la
villa di Manlio Vopisco in Tivoli, e la seconda del Lib. II. ove parla
della villa Sorentina di Pollione Felice, nonchè qualunque altro poeta
della natura, troverà continue descrizioni di luoghi campestri ordinati nel
modo che si veggono in natura.