Volltext : Lib. VI (6)

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GIUNTA  III.
Ma  la  descrizione  degli  orti  di  Armida  fatta  dal  Tasso.
ed  altri  versi  della  sua  divina  Gerusalemme,  dovevano  mostrare -
  che  egli  fu  il  primo  a  dare  l'  idea  di  questa  specie  di
giardini,  se  egli  stesso  non  l'  avesse  desunta  da  un  esemplare -
  esistente,  anzichè  dalla  sua  immaginazione,  come  lo  confessa -
  in  una  sua  lettera  a  Giovanni  Botero  (1).  Per  cui,  conchiude -
  il  Pindemonte,  se  la  gloria  dell'  invenzione  non  appartiene -
  al  poeta  italiano,  certo  all'Italia  appartiene,  e  anche -
  meglio  ;  poichè  si  vede  da  quella  lettera  principalmente
che  il  giardino  inglese  non  solo  fu  descritto  dalla  penna  di
Torquato  prima  che  da  qualunque  altra,  ma  che  innanzi  a
tutti  l'ideò  ed  esegui  Carlo  Emmanuele  I.  Duça  di  Savoja,
Ma  noi  contenti,  che  pur  si  voglia  dare  alla  nostra  patria -
  il  vanto  d'inventrice  d'  ogni  bella  cosa,  dietro  ai  nostri
principj,  conchiudiamo,  servendoci  delle  espressioni  del  Pindemonte, -
  non  essere  necessario  il  far  viaggiare  le  arti  da  un
(1)  Aveva  il  professor  Malacarne  pubblicato  un  discorso,  in  cui,  parlando -
  del  parco  vecchio  che  presso  Torino  fu  piantato  per  ordine  e  sul
disegno  di  Carlo  Emmanuele  I.  Duca  di  Savoja,  ed  esaminaudo  certe  lettere -
  del  Coppino,  nelle  quali  favellasi  di  detto  parco,  ei  faceva  conghiettura, -
  che  questo  avesse  non  poco  della  maniera  e  del  gusto  inglese,  quando -
  ne  fu  accertato  dalla  succitata  lettera  trovata  dal  Tiraboschi  nell'  archivio -
  di  Guastalla,  e  dal  professore  medesimo  comunicata  ad  Ippolito
Pindemonte,  che  la  pubblicò  per  la  prima  volta  in  un'  appendice  alla  sua
Memoria  sui  Giardini  Inglesi.  Essa  è  del  seguente  tenore:  »  Affinchè  il
»  Signor  Duca  di  Savoja  mio  Signore  sappla  quanto  grato  io  sia  alla
»  Serenità  di  V.  S.  Illustrissima,  per  li  boni  uffici,  con  cui  si  è  degna¬» -
  ta  di  favorirmi  appresso  a  chi  maggiormente  importava;  raccorro  da
»  V.  S.  pregandola,  che  assicuri  sua  Signoria  Serenissima  aver  io  volu¬» -
  to  immortalare,  per  quanto  in  me  stia,  la  magnifica  et  unica  al  mon¬» -
  do  sua  opera  del  Parco  accanto  alla  sua  capitale,  in  una  stanza  della
»  mia  Gerusalemme,  dove  fingo  di  descrivere  il  giardino  del  palagio  in¬» -
  cantato  di  Armida,  et  vi  dico  cosi  :
»  Poichè  lasciar  gli  avviluppati  calli,
»  In  lieto  aspetto  il  bel  giardin  s'  aperse:
»  Acque  stagnanti,  mobili  cristalli,
»  Fior  varj,  e  varie  piante,  erbe  diverse,
»  Apriche  collinette,  ombrose  valli,
»  Selve  e  spelonche  in  una  vista  offerse:
»  E  quel  che  il  bello  e  il  caro  accresce  all'opre
»  L'arte  che  tutto  fa,  nulla  si  scopre.
»  Ricordate  al  Serenissimo  Duca  le  mie  passate  et  presenti  infelicità,  e
»  prégatelo  che  si  degni  di  continuare  a  chiedere  il  termine  in  gratia  a
»  chi  n'è  l'arbitro,  baciateli  in  mio  nome  il  ginocchio,  e  virete  felice.
»  Da  le  prigioni  di  S.  Anna  di  Ferrara  ».
            
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