GIUNTA II.
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50 confessa di non essersi internato nella China, di non aver
veduto dei giardini che i meno grandi e meno curiosi, e che
del far cinese trasse notizia da un pittore famoso di quella
nazione chiamato Lepqua. Gl' Inglesi vogliono che il Milton
descrivendo il suo Eden li abbia immaginati; anzi l' autore
del Saggio sull'arte dei giardini moderni, citato dal Pindemonte, -
scrive: noi abbiamo avuto un uomo, un grande uomo, -
a cui né l' educazione, nè l' usanza preoccupava la mente, -
il quale
Benchè serbato a ree stagioni, e tutto
Di cecità, di solitudin cinto,
giudicò che i falsi e bizzarri ornamenti che veduto avea nei
giardini, erano indegni della mano onnipossente, che creò le
delizie del Paradiso. Col profetic'occhio del gusto egli sembra -
aver concepito ed antiveduto la moderna maniera, come
il Lord Bacone annunziò le scoperte posteriormente fatte
dalla sperimentale filosofia.
una descrizione del Chambers. » I quadri del genere terribile sono com¬» -
posti di cupe foreste, di valli profonde inaccessibili ai raggi del sole,
» di roccie aride che stanno per crollare, di nere caverne, e cataratte
» impetuose che si precipitano da tutte le parti delle montagne. Gli al¬» -
beri sono di una forma bruttissima, essendo stati costretti a cangiare
» la loro direzione naturale, e sembrano squarciati per l’infuriar delle
» tempeste; alcuni rovesciati arrestano il corso dei torrenti, altri si veg¬» -
gono anneriti e spaccati dalla folgore. Gli edifizj sono rovinosi o mez¬» -
zo distrutti dal fuoco, o trasportati dal furore delle acque. Nulla v ha
» d’intero, fuorchè alcune mal adatte capanne sparse su per le monta¬» -
gne, le quali annunciano l’esistenza di abitanti solo per additarne la
» miseria. I pipistrelli, gli avvoltoj, e tutti gli uccelli di rapina svolaz¬» -
zano nelle siepaglie. I lupi, le tigri, i jakal urlano nelle foreste; ani¬» -
mali affamati errano nella pianura. Lungo le strade si veggono patibo¬» -
li, croci, ruote ed ogni apparato di tortura ; e nelle più spaventevoli
» profondità dei boschi ove le vie sono ronchiose e coperte d’erle ve¬» -
nefiche, ove tutti gli oggetti annunziano solitudine, si trovano temp
» sacri alla vendetta ed alla morte; caverne profonde per entro alle roc¬» -
cie, discese che attraverso di spine e cespugli conducono in luoghi
» sotterranei. Là presso s’ innalzano colonne di pietre portanti lugubri
» descrizioni di tragici avvenimenti, e l'orribile racconto delle innume¬» -
rabili crudeltà là commesse dai proscritti e dai masnadieri di tempt
» remoti. E per compimento all’ orrore sublime di questi quadri vi so¬» -
no alcune cavità formate sul vertice delle più alte montagne, ove tal¬» -
volta si nascondono fonderie, fornaci per la calce, o fabbriche di vetro,
» d’ onde s’innalzano immensi vortici di fiamme e continue ruote di
» denso fumo che fanno apparir quelle montagne siccome vulcani ».