PREFAZIONE
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pagni alla patria, e domandandogli quali notizie
el voleva che recassero a casa sua, ordinò loro di
dire che ai figliuoli è necessario apparecchiare quelle -
suppellettili e quel viatici, che possano con essi -
nuotar nel naufragio ; essendo veraci presidj
della vita sol quelli, cui nè iniquo tempestar di
fortuna, nè mutazione di cose pubbliche, né devastazione -
di guerra può nuocère.
2. Parimente Teofrasto rinforzando quella sentenza, -
ed esortando ad esser dotti anziché a confidar -
nel denaro, stabilisce: il dotto fra tutti non
esser mai solo peregrino in luoghi stranieri, ne,
perduti i famigliari e i parenti, scarseggiare d' amici; -
ma in ogni città essere cittadino, e imperturbato -
poter disprezzare i casi difficili della fortuna. -
Ma colui, che non delle dottrine, ma dei
presidj di altra felicità si credesse fortificato, per
vie sdrucciolevoli trascorrendo, si agiterà in una
vita mal sicura ed inferma. Ed Epicuro similmente -
dice : poco conceder fortuna ai sapienti; ma il
massimo e necessario essere il governarsi coi consigli -
dell' animo e della mente.
3. Questa veritä fu attestata da molti altri silosofi -
: inoltre i poeti, che scrissero le antiche
commedie, proclamarono in versi sulla scena le
stesse sentenze, come Eucrate, Chionide, Aristofane, -
e fra questi massimamente Alessi, il qual
disse per ciò doversi lodar gli Ateniesi, perchè
mentre le leggi di tutti i Greci obbligano i figli
ad alimentare i padri, quelle degli Ateniesi non