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GIUNTA II.
Delle case private.
ostumi generano i bisogni, e le arti acquistan il a
rattere importantissimo dell'utilità, quando si prestano a soddisfarli -
interamente. Avendo pertanto le abitudini, le istituzioni, -
e persino la maniera di pensare soggiaciuto ad un singolare -
cangiamento dai tempi della Grecia e di Roma sino
ai nostri giorni, anche le disposizioni delle nostre abitazioni
debbono differire da quelle degli antichi.
Tuttavolta questa differenza non è quanto sembra a primo -
aspetto sensibile. Il cibo, il sonno, la rinnovazione dell' -
aria sono bisogni inerenti all'umana natura, e quindi inal
terabili pel volger di secoli; le delizie di un giardino, la fragranza -
dei fiori, il rezzo di un boschetto sempre stillarono
nell' animo una soavità che pochi, riprovati dalla natura, possono -
non gustare. Quindi a questi bisogni fisici e morali sempre -
si dovette soddisfare in una stessa maniera, quando lo permisero -
le circostanze. Quindi anticamente triclinj, cubiculi, sale, -
peristilj, aspetti di verzura; e al giorno d'oggi tinelli, camere, -
sale, gallerie, giardini sono una medesima cosa. Sempre -
vi furono dominatori, ministri di questo dominio, e dominati; -
quindi si videro in ogni tempo reggie, palagi, case
Le prime però sono poche, i secondi non molti, le ultime
numerosissime; ed è di queste che noi vogliamo trattare presentemente. -
A tal effetto diremo prima delle case greche, indi -
delle romane, ed in fine di quelle dei nostri tempi, e dalle -
singole descrizioni se ne potrà facilmente desumere la differenza. -
Ma primieramente esporremo le regole generali che si debbono -
seguire per adattare l' edifizio al grado ed alla qualità
di quello che lo deve abitare.
VITRUVIO, Lib. V1.