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LIBRO V.
otto once disposti in guisa che possano collocarvisi -
tegole di due piedi. I pilastrelli pure abbiano
„mai veduti, e vidi ancora in qual maniera erano stati po¬„sti -
in opera questi mattoncelli, poichè, benchè staccati dal
„suo sito, ve n erano rimasti da cinquanta, ch'erano con¬„gegnati -
insieme tali e quali erano stati anticamente messi in
„opera dal muratore. Erano messi, e connessi insieme a col¬„tello, -
o come volgarmente si dice a spina di pesce, e uniti
„insième per via della calce, posta però sottilmente, ma i
„mattoni erano disposti in una forma assai leggiadra, e di¬„lettevole -
all'occhio. Mi sorprese non solo il gentile lavo¬„rio, -
ma anche la picciolezza del mattone. Ne presi uno, e
„lo conservo appresso di me. Egli è lungo once sei, alto un
„oncia e un minuto, e largo tre once e mezza. Il lavorio
„era fatto nella maniera, che vedrete nell' annessa carta
„(Tav. V. fig. 3.). Confesso il vero (com'é cosa lontana
„dalla mia professione) che mi riusci nuovo primieramen¬„te, -
che gli antichi avessero una specie di mattoni cosi pic¬„coli, -
e 1o non capiva per qual uso di essi se ne avessero
„potuto servire. Mi ricordava che Vitruvio al libro II. cap.
„III. parla accuratamente della forma e grandezza dei mat¬„toni -
di terra, detti dai Latini lateres, e che sulle pedate
„di Vitruvio ne tratta anche Plinio al lib. XXV. cap. XIV.
„sect. XLIX; ma mi sovveniva ancora, che ivi parlasi dei
„mattoni grandi. Sapea ancora, che in Vitruvio s'incontrano
„semilateres ed anche laterculi bessales al lib. V. cap. X.
„e al lib. VI. cap. IV. Ma ivi discorre Vitruvio di matton¬„celli -
lunghi otto dita, e coi quali vuole, che si fabbrichi¬„no -
certi pilastri. Finalmente sono uscito dalle tenebre del¬„la -
mia ignoranza, ed ho ritrovato che di questi mattoncel¬„li, -
grandi appunto come quelli ritrovati da me, gli antichi
„Romani se ne servivano per far i pavimenti. Ho dunque
„veduto, che questa sorta di pavimento, chiamasi dai Lati¬„ -
ni spicatum testaceum, ed assolutamente spicatum, perché
„il lavoro è fatto a spiga. I detti Comentatori di Vitruvio
„me lo hanno spiegato. Eglino, nei comenti del lib. VII.
„cap.L., ove appunto Vitruvio dà gl'insegnamenti delle ve¬„re -
manière di fare i pavimenti, lo hanno osservato. Nota
„ pertanto Guglielmo Filandro di aver appreso dagli antichi
„edifizj, che il pavimento detto spicatum testaceum si face¬„ -
va laterculis coctilibus junctis, et in latus proclinatis ad
„spicarum similitudinem. Aggiunge, che di questa specie di
„pavimenti se ne parla da Plinio al lib. XXXVI., ove leg¬„gesi: -
Similiter fiunt spicata testacea. Inoltre afferma di a¬„ver -
veduti nelle ville di Adriano a Tivoli, e di Man¬