Volltext : Lib. V (5)

CAPO  VI.
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meno  alti  di  un  palmo  e  d'un  piede,  nè  più  di
un  piede  e  sei  dita  :  le  larghezze  (1)  poi  non  sieno -
  né  più  di  due  piedi  e  mezzo,  nè  meno  di
due  piedi.
gli  spettatori  non  sedessero  immediatamente  sui  gradini,  ma  bensi -
  sopra  tavole  o  cuscini  disposti  sopra  le  pietre  che  componevano -
  i  gradini  medesimi.  E  siccome  Dione  racconta  che  Caligola -
  fu  il  primo  a  concedere  che  gli  spettatori  sedessero  sopra
piumacci  soprapposti  ai  gradini,  si  potrebbe  conchiudere  che
Vitruvio  abbia  scritto  il  suo  trattato  dopo  i  tempi  di  Caligola, -
  ed  essere  questo  un  argomento  per  determinare  l'epoça -
  in  cui  viveva.  Ma  Vitruvio  parla  dei  teatri  di  pietra,  i
quali  in  altre  città  e  castelli  fuori  di  Roma  erano  eretti  prima -
  che  a  Roma,  ove  si  facevano  soltanto  di  legno  anche  ai
tempi  di  Vitruvio,  essendo  stâti  di  pietra  appunto  ai  tempi
di  Caligola.  E  la  concessione  dell'  Imperadore  risguardava
la  città  di  Roma  e  non  già  le  altre  città,  ove  non  vigeva  alcuna -
  legge  che  vietasse  agli  spettatori  il  far  uso  di  piumacci -
  o  di  tavole,  per  non  sedere  immediatamente  sulla  pietra¬Abbiamo -
  riportata  questa  nota  dello  Stratico  per  mostrare -
  come  la  intendano  1  comentatori.  Ma  nel  modo  da  noi
tradotto,  e  dietro  la  lezione  riscontrata  nei  codici  per  vera
(escludendo  affatto  quella  introdotta  dal  Pontedera  )  si  spiega, -
  chiaramente  il  testo  vitruviano  senza  bisogno  di  ricorrere
alle  congetture  nè  del  Lipsio,  nè  del  Newton;  dello  Stratico
medesimo  intendendo  che  subsellia  (sedili)  significhi  cuscini, -
  piumacci,  o  cose  d'altra  materia  che  si  ponessero  sopra
i  gradini  per  sedere  più  mollemente.  Per  gradus  ubi  subsellia -
  devonsi  propriamente  intender  i  gradini  dove  sono  t
sedili,  cioè  dove  sono  i  siti  da  sedere,  e  non  oggetti  che
formino  una  cosa  separata  dal  gradino;  bensi  sullo  stesse
gradino  dev'  essere  stata  disegnata  la  forma  del  seggio.
(1)  I  due  piedi  e  mezzo  qui  prescritti  da  Vitruvio  nel
rapporto  di  sedici  digiti  per  ciascun  piede  corrispondono  à
quaranta  digiti.  Il  Maffei  dice  di  aver  ritrovati  i  gradini  dell'anfiteatro -
  di  Nimes  larghi  due  piedi  e  quattro  once  verdnesi, -
  corrispondenti  a  quarantatrè  digiti  romani.
            
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