Volltext : Lib. V (5)

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LIBRO  V.
chino  in  modo,  che  non  tocchino  alcuna  parte
della  parete;  e  il  luogo  all'  intorno  sia  vuoto,
ma  più  spazioso  al  di  sopra  :  e  si  pongano  rovesej, -
  ed  abbiano  dalla  parte  che  guarda  la  scena
sottoposti  i  cunei  (1)  alti  non  meno  di  un  mezzo -
  piede  :  a  dirittura  poi  di  quelle  celle  si  lascino -
  ne  letti  de'  gradi  inferiori  alcune  aperture
lunghe  due  piedi,  alte  un  mezzo  piede.  Or  ecco
la  indicazione  de'  luoghi,  ne'  quali  le  celle  devono
essere  disegnate.
36.  Se  il  teatro  non  sarà  di  grande  vastità,
si  segni  trasversalmente  alla  metà  dell'  altezza  lo
spazio  in  cui  fabbricare  a  volta  tredici  celle  per
dodici  intervalli  egualmente  fra  loro  distanti,  talchè -
  quegli  echei  (2),  de'  quali  si  è  scritto  di  sopra, -
  suonanti  il  nete-iperboleon,  sieno  collocati
nelle  celle  che  stannó  nei  corni  estremi  di  ambe
desime  sono  disuguali  contro  il  precetto  di  Vitruvio.  Soggiunge -
  però  quel  descrittore,  che  lascia  giudicare  ai  periti
dell'  arte,  se  si  possa  da  nove  celle  inegualmente  distanti  ottenère -
  lo  stesso  effetto  che  da  tredici  egualmente  distanti  fra
loro.  Il  Martin  nella  sua  descrizione  ommise  queste  celle,  che
sono  l'unico  esempio  che  rimanga  fra  tutti  1  teatri  antichi
dell'artificio  proposto  da  Vitruvio  riguardo  agli  echei.
(1)  Qui  cuneo  significa  un  sostegno,  il  quale  sarà  stato
probabilmente  di  ferro,  comé  dice  il  Filandro.  Nel  seguente
capo  ha  però  un  altro  significato,  esprimendo  alcuni  ordini
di  sedili  ove  stava  la  plebe.  Questi  sostegni  dovevano  poi
collocarsi  verso  la  scena,  perchè  la  parte  isolata  essendo  più
élastica  riflettesse  la  voce  con  maggior  forza  verso  gli  spettatori. -

(2)  Cioè  i  vasi  stessi  di  bronzo  che  aveva  poco  prima
indicati,  e  non  già  i  suoni  o  tropi,  che  dice  il  Filandro;  ed
e  facile  l'etimologia  di  questa  parola,  cioè  da  eco  che  rimanda -
  la  voce.  Veggasi  la  Giunta  IV.
            
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