Objekt : Dell'istorie di Genova. Di Mons. Uberto Foglietta patrizio genovese. Tradotte per M. Francesco Serdonati cittadino fiorentino

Libron
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doni  animò  alcuni  à  salir  lieti  quei  dirupi,  li  quali  per  sassi,  &  scogli,  oue
il  montar  manco  precipitoso  pareua,  e  da  quel  lato,  ou  erano  le  mura  più
baſſe  ſalirono.  il  primo  fù  Lamba  Doria  giouane  ornato  di  singolar  virtù, -
  lo  ſegui  vn  Corso,  e  due  Capitani  di  galea  con  due  insegne,  &  molti -
  altri  di  mano  in  mano.  Li  nimici  dalle  mura  cacciati  ſi  ritirano
nella  fortezza,  e  cosi  quella  parte  della  città  chiamata  lsola  vien  presa,
oue  le  genti  del  Doria  di  fossi,  e  d'argini  si  fortifioarono.  In  questo  mentre -
  pigliano  vn  certo  Greco,  che  portaua  letterè  da  Lepanto,  per  le  qualisi -
  hebbe  notitia,  che  si  faceuano  genti  per  venit  à  soccorrere  li  nimici.  Fù
il  capo  di  costui  appeso  in  cima  d'un  hasta,  e  fatto  gridi  grandissimi  affine, -
  che  li  nimici  lo  conoscessero,  e  subito  si  procurò,  che  Teodoro  Spinola; -
  &  altri  Capitani  con  le  loro  compagnie  in  vn  luogo  commodo,  e  non
molto  lontano  dalla  città  pigliassero  le  strade,  &  in  quelle  attrauersando
molti  legni  vietassero  il  passo  à  coloro,  che  s'intendeuano  douer  venir  in
aiuto  de  nimici.  Al  che  mentre  ſono  intenti,  auuedutisi,  che  intorno  à
cento  caualli  correuano  alla  città  dalla  banda  del  mare,  impedirono  loro -
  il  ritorno,  &  assai  presto  intorniatili  da  ogni  lato,  quasi  tutti  li  vecisero; -
  molte  teſte  del  quali  appeſe  all  haſte  poſero  alli  aſſediati  horrendo,  e
ſpauentoſo  ſpettacolo;  li  quali  conoſcendosi  fuori  d'ogni  ſperanza  di
poter  esser  soccorsi,  disperati  delle  cose  loro  deliberarono  di  non  sostener
più  oltre  l'aſſedio,  e  conuenuti  con  i  nostri  di  vscir  senza  offesa  della  fortezza, -
  ſalui  partirono.  Il  Doria  dimorato  quiui  due  giorni,  e  le  coſe,  che
la  ſua  diligenza  richiedeuano,  ottimamente  ordinâte  fece  ſouraſtante  à
quel  luogo  Gieronimo  Mendozza  con  vna  guardia  di  mille  cinquecento -
  soldati.  Quindi  paſsò  nel  golfo  di  Patraſſo,  oue  cominciando  à  battere -
  la  città,  li  terrazzani  ſubito  ſi  arrenderono,  e  laſciatoui  Eraſmo  Doria -
  con  vn  presidio,  egli  s'inuia  verso  il  golfo  di  Corinto  per  oppugnar
due  castelli,  quali  nella  focè  di  quello  golfo  s'ergono,  e  con  le  frontiere
tra  loro  oppoſti  ambedue  ilati  difendono.  Vno  per  la  venuta  de  nostriiſpauentato -
  quasi  senza  fatica  peruenne  in  potestà  del  Doria,  il  qual  laſciato -
  gli  huomini  con  le  mogli,  e  figliuoli  andat  ſalui  lo  fece  gittar  à  terra, -
  &  da  fondamenti  distruggere.  Coloro,  che  teneuano  l'altro,  il  qual
guarda  verso  Lepanto,  disposti  di  prouar  l'estremo  colpo  della  fortuna
s'apparecchiano  con  ogni  pertinacia  à  difenderlo,  e  sforzandosi  i  nostri
di  ſalir  le  mura,  &  all'incontro  i  ninlici  fortemente  opponendosi,  aiutati
etiandio  dalle  lor  donne  non  meno  pertinaci,  &  animòse  à  questo;  che
gli  huomini,  molti  de  noſtri  precipitati,  e  feriti  viddero  l'ultimo  gioruo
loro,  questa  maniera  di  combattere,  recando  troppo  gran  danno  à  noſtri, -
  parue  foſſe  bene  por  mano  all'artiglieria,  dal  continuo  abbattimento -
  della  quale  rotta  vna  gran  parte  della  muraglia  si  fece  strada  di  maniera, -
  che  ſi  potè  entrar  dentro?  all  hora  s'vdirono  gridi  grandissimi  di
persone  dolenti,  che  la  vita  con  mesta,  e  rotta  voce  chiedeuano;  ma  l'ardente -
  sdegno  non  diede  luogo  alla  misericordia,  non  perdonò  à  vecchi,
non  alle  donne,  non  à  fanciulli,  e  cosi  fù  la  fortezza  desolata.  Recate  à
fine  queste  cose,  cominciò  il  Dotia  à  pensar  in  che  maniera  potesse  espugnar -
  Lepanto:  da  vna  parte  li  felici  progressi  delle  cose  sue  lo  spingeua.
no  à  non  tralaſciare  il  corso  della  vittoria;  dall'altra  la  maluagità  del
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