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GIUNTA VII.
Delle terme.
gnorasi quando in Italia si cominciasse a far uso dei
bagni, ma ognuno però sa che in questo paese giunsero al
massimo della sontuosità ; di guisa che in Grecia il bagno
era una parte del Ginnasio, ed in Roma non era questo che
la parte principale del bagno. Il solo nome di terme romane -
ridesta nella nostra mente l'idea della più grande magnificenza -
e del lusso più smodato ; e tutti si meravigliano
pel sorprendente numero di bagni che furono costrutti nella -
città di Roma ai tempi degl' Imperatori. Narrasi che il
solo Agrippa durante la sua edilità ne facesse erigere centosettanta; -
e dalla descrizione delle quattordici regioni (in
cui Roma fu ripartita da Augusto) lasciataci da Onofrio
Panvinio, da Sesto Rufo, e da Pubblio Vittore, si desume
che vi esistessero in quella città sedici terme propriamente
dette, trenta bagni distinti con nomi proprj, e novecentosettanta -
bagni privati. Che poi la loro vastità e sontuosita sorprendessero -
più ancora che il loro numero, lo dice Ammiano
Marcellino, assomigliandogli ad intere provincie. Ma benché
quegli edifizi siano stati innalzati negli ultimi tempi della
potenza romana, traslocatasi la sede dell' impero, mancato
l'uso a cui servivano, posta in non cale la loro conservazione, -
sotto il dominio del tempo e della barbarie quasi interamente -
perirono. Dopo quattordici secoli soltanto risorgendo -
la bella architettura, si cominciò dietro le tracce di
Vitruvio a descrivere le varie specie di edifizj; e fu allora
che Leon Battista Alberti insegnando come le terme si dovessero -
costruire riportossi, per quanto sembra, agli avanzt
di quelle che tuttora si attribuiscono a Diocleziano. Indi il
Serlio nel suo terzo libro dell'Architettura riferisce le indagini -
praticate sulle terme di Caracalla e di Diocleziano, e