Volltext : Lib. V (5)

GIUNTA  v.
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recitavano  la  Pellandi  e  de  Marini,  e  mentre  canta  ora  la
Pasta  e  Lablache,  o  si  atteggia  ia  Pallerini,  non  regna  al
certo  nel  teatro  la  più  piccola  distrazione,  nè  viene  voglia
ad  alcuno  di  chiudere  le  cortine.  Oltre  a  questo,  quando
siavi  decenza  nel  soggetto  dei  componimenti  e  nella  esecuzione -
  dei  giuochi  scenici,  non  si  suscitano  idee,  nè  sentimenti
sconci  nel  pubblico.
Or  ripigliando  il  nostro  ragionamento,  osserveremo  che
l'area  racchiusa  dai  palchetti  e  dal  palco  scenico,  chiamato
dagli  antichi  interamente  orchestra,  viene  ora  divisa  in  due
parti,  come  si  vede  nella  tavola  IX,  la  maggior  delle  quali
coperta  di  sedili  serve  pel  popolo  che  assiste  allo  spettacolo
e  dicesi  platea,  e  la  minore,  cui  si  conservò  il  nome  di  orchestra, -
  serve  per  la  musica  istrumentale.
Diremo  inoltre  essere  vero  che  molte  migliaja  di  persone
disposte  sopra  di  una  gradinata,  la  quale  s'  innalza  circolarmente, -
  e  gradatamente  si  allarga,  formassero  un  nuovo  spettacolo -
  agli  occhi  di  chi  le  riguardava.  Ma  essendosi  ridottocome -
  dicemmo,  l'  uso  del  nostro  teatro  alle  sole  composizioni -
  drammatiche,  quelli  che  vi  concorrono  devono  prendere
parte  allo  spettacolo  colla  loro  immaginazione,  non  già  farne -
  parte  con  la  loro  persona.  Anzi  la  illusione,  ch’era  giunta
al  suo  più  alto  grado  ai  tempi  dei  Viganò,  non  permette  che
s'  illumini  la  sala  del  teatro;  e  perciò  gran  danno  provenne
dall'  uso  dei  lampioni,  i  quali,  per  quanto  si  abbia  sino  ad
ora  studiato,  non  poterono  formarsi  in  guisa  da  togliere  gli
inconvenienti  che  essi  producono.  D'  altronde  chi  può  dire
che  i  palchetti  non  presentino  spettacolo  sorprendente  in  ispecialità -
  quando  la  sala,  sgombra  dai  sedili,  si  riduce  ad  uso
di  ballo?  Ma  tornando  al  tempo  della  rappresentazione,  dacché -
  si  è  stabilito  che  la  sala  s'  illumini  anche  a  danno  dello -
  scopo  primario  del  teatro,  sarebbe  desiderabile  che  taluno
se  ne  occupasse  di  proposito.  Al  che  ci  sembra  felicissima
l'idea  che  amichevolmente  ci  comunicava  non  ha  molto  il
Jappelli.  Vorrebbe  egli  che  dalla  sommità  dell'  ultimo  ordine -
  di  palchetti  prendesse  la  mossa  una  grande  volta  parabolica, -
  la  quale  servisse  di  coperto  a  tutta  la  sala,  e  la  çui
superficie  s'  intonacasse  a  marmorino,  onde  potesse  riflettere
pienamente  la  luce;  che  nel  foco  di  quella  paraboloide  si
            
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