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GIUNTA V.
Del teatro.
nostri progenitori convertirono in uno spettacolo urbano -
quelle funzioni campestri, che gli agricoltori nei giorni -
di riposo celebravano per le contrade e nei boschi ad
onore dei loro Dei, e chiamarono teatro quella concorrenza
dalla voce greca vedere, perciocchè la turba stava ad osservare -
quanto alcuni eseguivano in un luogo, più elevato da
quello ove essa si raccoglieva. Dalle funzioni sacre si passò
a poco a poco fino a rappresentare una qualche azione umana, -
ed il popolo prese tanto amore a questa specie di
spettacolo da farne la sua maggiore delizia; ed i reggitori
dei popoli vi contribuirono con grandi cure associando idee
di religione ed imponendovi leggi, onde il teatro e gli spettacoli -
divennero un oggetto della maggiore importanza; perché -
quanto le belle arti mirano alla perfetta coltura dello
spirito umano, e il diletto che viene dalle medesime contribuisce -
alla pubblica tranquillità, altrettanto per esse s' insinua -
la mollezza, talchè la moltitudine mediante si fatti piaceri -
va perdendo la nativa fierezza e diviene indolente.
Il Milizia però fa derivare la istituzione del teatro da
tonte più filosofica. „Il teatro, dic'egli (1), come tante altre
„cose di questo mondo, trae la sua origine dalla noja, mol¬„la -
generale, e ben potente ad eccitare i maggiori movi¬„menti -
nei petti umani. Qualcuno crudelmente annojato
„(verisimilmente sarà stato qualche principe) avrà avuta
„la prima idea di far rappresentare sopra un tavolato gl' in¬„fortunj, -
gli errori, le scioccherie dei nostri simili per pas¬„sare -
cosi il tempo, e sentir meno l' insipidezza della pro¬„pria -
esistenza?
(1) Edizione di Bologna 1827.