CAPO VIII.
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altri la stimano di Timoteo. Nella sommitå del
corno destro il tempio di Venere, e quello di
Mercurio presso il fonte di Salmacide (1).
39. Evvi la falsa opinione, che questo fonte
desti il morbo venereo in quei che ne bevono.
Tuttavia mi piace il raccontare come questa opinione -
siasi con mentita fama propagata nel mondo. -
Non può esser vero adunque, come si dice,
che quell' acqua facesse diventare molli e impudici; -
che anzi la virtù di quel fonte è d'esser
chiarissimo e d'egregio sapore. Quando Melante
ed Arevania condussero da Argo e da Trezene
una colonia comune in quel luogo, ne scacciarono -
i barbari Cari e Lelegi. Onde costoro fugati ai
monti ed ivi raunatisi, scorrevano i dintorni, e coi
latrocinj crudelmente gli devastavano. Avvenne poi
che ad uno de'coloni, considerando la bontà di quell'acqua, -
venne in mente di farne traffico ; perciò -
costrui una taverna con tutto il bisognevole, -
e cosi negoziando potè allettare que barbari;
i quali or capitandovi ad uno ad uno, or concorrendovi -
a torme, cangiato il duro e ferino costu¬„duzione -
Vitruviana (avente l'estremità di marmo), e par¬„mi -
che cosi sarà bene inteso Vitruvio”
Noi ritenemmo il testo nella sua integrità, ma non siamo
discordi dal parere di quel traduttore.
(1) Anche Strabone si accorda con Vitruvio ad ispiegare
la vera cagione che aveva dato luogo alla favola immaginata -
su questo fonte, e descritta da Ovidio nel Lib. 4. delle
Metamorfosi. Sesto Pompeo invece attribuisce ciò, forse con
molta probabilità, all'angustia dell'adito, che conduceva a quella -
fonte, e che offriva opportuno nascondiglio ad alcuni giovinastri -
per isfogare le loro voglie impudiche.