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GIUNTA IV.
Sui vasi dei teatri.
Laddove si tratta di semplice opinione, ed ove niun
fatto e quasi niun ragionamento si ha per interpretare i passi
di un classico, i quali erano chiarissimi finchè sussistevano
i costumi, e al cessar di questi divennero enigmatici, sarà
prudente cosa il riportarsi al parere di quelli che più a lungo -
studiarono sull' argomento in quistione, e che forniti di
non comune discernimento cercarono di trarne la maggior
luce possibile. In tale circostanza noi siamo rapporto i celebri -
vasi echei che Vitruvio prescrive doversi collocare nei
teatri; quindi ci limiteremo a riportare le spiegazioni altrui:
anzi essendo queste state raccolte dal Poleni e dal signor
Giovanni Canella Veronese prima di esporre la propria, cosi -
ripeteremo ciò che dissero questi due amatori dell' arti
belle.
Il Poleni in una sua erudita nota cosi si esprime. La
forma di questi vasi di bronzo, dietro la credenza di molti
dotti uomini, erano come suol dirsi campaniforme, e quale
si vide nella fig. 1. della Tav. II., ove ABD rappresenta il
vase ed RPZVKG il cuneo, che si deve sottoporre secondo
Vitruvio, dell' altezza di un mezzo piede, la qual altezza
però deve intendersi dall' estremità inferiore del vase al pavimento -
sottostante, e non già quella di tutto il cuneo rappresentata -
per RV. Cosi la pensano il Cesariano nei suoi
commenti a Vitruvio ed il Kircher nella sezione quarta capo
primo della sua Fonurgia. Il Cavalieri però crede che quei
vasi fossero iperbolici, e collocati nelle celle in modo che
non si volgesse tutta l' apertura all' ingiù, ma che fosse inclinata -
in modo da guardare in parte la scena ed in parte
la cella stessa. Indi soggiunge, non irragionevolmente, che i
vasi non erano sovrapposti alle celle a guisa di cappelli, ma