PREFAZIONE
2. Ma questo non può avvenire nei dettati di
architettura, perchè i vocaboli generati dalla necessità -
propria dell'arte, per l' inusitata dizione
riescono oscuri ai sensi. Non essendo questi adunque -
per sé medesimi chiari, nè fatte conscie dall'uso -
le loro denominazioni, se non si raccorceranno -
gli scritti troppo diffusi in precetti, e non
si spiegheranno con brevi e perspicue sentenze,
per le difficoltà della frequenza e della moltitudine -
delle parole, rimarranno inceppati gl'intelletti
dei leggitori.
3. Perciò jo andrò parcamente annoverando
nella mia esposizione le occulte denominazioni e
le misure dei membri delle opere, per imprimerle -
nella memoria, e perchè le menti con plu speditezza -
possano ritenerle. Oltre a ciò avendo considerato -
essere la città assiduamente ne pubblici e
ne' privati negozj occupata, stimai dovermi alle
corte sbrigare, affinchè i lettori negli scarsi intervalli -
di ozio potessero prontamente appararie.
4. Cosi anche a Pitagora ed a coloro, che seguirono -
la sua scuola, piacque di scrivere con ragioni -
cubiche i precetti nei libri, e stabilirono il
cubo di duecento sedici versi, e vollero che tre
soli ne fossero per ciascheduna trascrizione (1).
Il cubo è un corpo di sei lati, riquadrato con
piani di eguale larghezza. Quando questo é gitta¬(1) -
Il testo in una conscriptione. Galiani ciascuna dottrina. -
Barbaro in uno trattamento. Si potrebbe tradurre paragrafo? -