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GIUNTA II.
numero di colonne degl'inferiori, come si vedeva nel Panteon, -
né posanti in falso, come nel tempio del Sole a Palmira -
che aveva due colonne sopra il vano della porta, e come -
fece il Bramunte nel terzo ordine del cortile di Belvedere. -
In questa sovrapposizione Vitruvio prescrive, che da un
ordine all' altro l' altezza della colonna vada diminuendo de
una quarta parte della sottoposta, sicchè nel secondo piano
la colonna equivalerà in altezza a tre quarti di quella che é
nel primo, nel terzo a tre quarti di quella nel secondo ossia -
nove sedicesimi di quella nel primo. E se alle colonne
si sottopongono piedistalli allora l' altezza compresovi colonna -
e piedistallo starà dal primo al secondo ordine come sedici -
a undici, e quella dal primo al terzo come trentadue
a quindici.
Ma su queste gradazioni vario fu il sentimento dei più
riputati maestri, siccome avviene di cosa che ha il difetto
nella sua istituzione. La regola migliore, però dice il Milizia,
e quella che stabili lo Scamozzi dietro agl' insegnamenti di Vitruvio, -
cioè che l' imo scapo dell' ordine superiore si eguagli -
al sommo scapo di quello che gli è sottoposto, come se
le colonne rappresentassero un solo e lungo albero tagliato
in plu tronchi. Ed aggiunge il Milizia, che affine di togliere
piu che sia possibile gl' inconvenienti si debba avvertire che
le colonne sieno rastremate in proporzione della loro delicatezza, -
e che gl' intercolunnj inferiori siano proporzionati in
modo di non fare iscomparire i superiori. Con che si possono -
evitare i piedestalli, si hanno costanti le proporzioni delle -
colonne, e specialmente nelle arcate se gli archi superiori
non saranno più grandi degl' inferiori, come dovrebbero essere, -
riesciranno almeno uguali.
Noi perô osserviamo che non potendosi evitare la sovrapposizione -
degli ordini, sarà più ragionevole che ogni altra
disposizione quella di fare il primo piano ad arcate perché
queste si possono considerare siccome una robusta sostruzione, -
anzichè come un edifizio completo. Ma in ciò molto
plu ché in altre parti dell' architettura fa d' uopo il retto
giudizio dell' archiletto per non incorrere in quelle sconvemenze -
che fanno disonore all'arte egualmente che all'artista¬