Full text: Lib. V (5)

GIUNTA II. 
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parte fossero rovinate dai popoli greci, ed indi riedificate 
con le stesse pietre confusamente. E dopo questa ed altre 
prove conchiude lo stesso Paoli che se alcuno, osservata l'in¬ 
dole e la qualità degli avanzi di Pesto, volesse attribuirli 
ostinatamente ai Greci, sarebbe un cercar tenebre nel me¬ 
riggio, e voler quasi vaneggiare per esserne meritamente dai 
più dotti con disonore criticati. 
Le quali cose noi ricordammo a conserma di quanto di¬ 
cemmo nella nostra Giunta IV. al lib. IV, cioè che ogni 
nazione ha un' indole particolare nei suoi edifizi, che quelli 
dei Toscani sono rimasti più presso alla semplicità naturale, 
e che è cosa possibile che gli stessi bisogni abbiano fatto 
nascere consimili mezzi di soddisfarli anche senza che una 
nazione dall' altra ne abbia acquistata l'idea. Cosi la stessa 
necessità di coprirsi dalle pioggie e difendersi dagli ardori 
del sole anche là, dove si dovevano tenere le pubbliche a¬ 
dunanze per comunicare ciascuno la propria opinione e rac¬ 
coglière i voti sugl' interessi comuni, fece sorgere tanto in 
Grecia quanto in Italia i portici, al quale oggetto puramen¬ 
te sembra che avesse servito un edifizio, di cui si scorgonc 
le ruine nella medesima Pesto. E però cosa certa per con¬ 
senso di tutti i dotti artisti, che gli Etruschi (come osserva 
il signor Caylus nella sua Raccolta delle antichità egiziane. 
etrusche e greche) non avrebbero prodotto tanti lavori ini¬ 
mitabili senza una conoscenza perfetta dell'arte, unita alle 
plu felici disposizioni naturali, di maniera che quanto esci 
dalle loro mani ha un carattere originale che non si potreb¬ 
be confondere con alcun altro. Onde taluni ritennero che i 
Greci abbiano appreso dagli Italiani, anzichè questi da quel¬ 
li i primi rudimenti dell'arte. 
Ma venendo al tempio maggiore che si riscontra in quel¬ 
la città diremo, che il suo descrittore Paoli lo confronta con 
le indicazioni lasciateci da Vitruvio intorno ai tempi di ma¬ 
niera toscana, e ne trova la massima analogia. Oltre a ciò 
trova modo di spiegare quanto dice Vitruvio sulla forma di 
costruire dei Toscani giustificando quanto dice quell' auto¬ 
re sull' altezza delle colonne e sullo sporto della gronda, 
come noi indicammo nella Giunta IV. al libro IV. Ecco le 
sue giuste osservazioni.
	        
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