Volltext : Lib. IV (4)

LIBRO  IV.
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parte  della  larghezza:  nel  dritto  mezzo  delle  porte -
  si  lasci  il  luogo  per  l'ingresso.  La  cella,  tranne
esiste  altra  differenza,  se  non  che  nel  tempio  di  Vesta  il  diametro -
  della  cella,  compresa  la  grossezza  della  parete,  eguaglia -
  l’altezza  della  colonna;  nell'altro  invece  non  si  comprende -
  la  grossezza  della  parete,  la  qual  grossezza  poi  si
eguaglia,  dietro  al  precetto  vitruviano,  al  diametro  delle  colonne. -

Superiormente  si  diede  la  descrizione  del  tempio  della
Sibilla  in  Tivoli;  qui  riporteremo  quella  del  tempio  di  Vesta -
  a  Roma,  la  cui  icnografia  si  vede  nella  Tav.  XIII.  Gli
antiquarj  discordano  sulla  divinità,  cui  fosse  consecrato,  ma
a  noi  basta  di  sapere,  ch’  esso  è  uno  degli  avanzi  più  celebri -
  dell'  antichità,  in  quanto  ai  suoi  pregi  architettonici.  Giace
esso,  come  ci  avverte  il  Valadier,  sulla  sponda  sinistra  del  Tevere, -
  vicino  allo  sbocco  della  cloaca  massima,  costrutto  interamente -
  di  marmo  di  Carrara,  con  venti  colonne  di  più  pezzi -
  e  striate,  e  con  una  cella  formata  nel  suo  interno  di  travertino, -
  e  presentante  un  bugnato  di  singolare  eleganza.  Es
so  è  del  genere  perittero  rotondo,  e  della  specie  picnostilo.
Posa  non  sopra  di  un  tribunale,  come  quello  di  Tivoli,  ma
sopra  gradi  che  giravano  tutti  intorno,  appunto  come  préscrive -
  Vitruvio,  discostandosene  solo  nel  numero  dei  medesimi. -
  Quanti  fossero  questi  gradi  e  quanto  aggettassero,  non
può  precisarsi,  non  essendosi  rinvenuto  il  piano  esteriore  intorno -
  alla  gradinata,  nè  alcuno  dei  gradi  al  suo  posto,  ma
solo  un  informe  fondamento  ed  ossatura  incerta,  composta  di
pezzi  squadrati  di  tufo,  terminata  in  basso  da  un  corso  di
peperini,  che  dà  luogo  a  sole  congetture.  Ricavasi  però  dal
lo  stesso  Valadier,  che  l'  ultimo  grado  tanto  sotto  la  base
delle  colonne  di  marmo,  come  negl'  intercolunnj,  è  alto  metri -
  o,  230095,  e  che  il  più  probabile  piano  fosse  più  basse
metri  2,  111459,  nella  qual  ipotesi  vi  sarebbe  luogo  a  nove
gradi,  l'aggetto  dei  quali  sarà  stato  regolato  dietro  l'  inse
gnamento  dato  da  Vitruvio  nel  Lib.  III.,  poichè  nell'  altezza
gli  corrispondono.  La  distanza  dal  vivo  esterno  al  muro  della -
  cella  si  misurò  di  metri  3,347658,  e  questa  dovrebb'  eguagliarsi, -
  secondo  il  nostro  autore,  alla  quinta  parte  della
larghezza  totale  dell'edifizio;  ora  il  diametro  da  fuori  a  suori -
  si  trovò  di  metri  16,60519,  la  cui  quinta  parte  è  di  metri -
  3,32104;  quindi  la  differenza  dal  precetto  all'  esecuzione
è  trascurabile.  Le  colonne  sono  tutte  al  suo  posto,  ed  una
sola  manca  della  parte  superiore  all'  imo  scapo;  sono  scanalate, -
  hanno  la  base  attica,  ma  senza  plinto,  posando  col
            
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