CAPO VII.
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il piedestallo al basso; poscia si pianti il muro del
la cella distante dal piedestallo circa la quinta
ciascuna delle quali vi sono i gradini per salirvi. Nella cella -
havvi una sola porta, e lateralmente a questa due finestre. -
La parete della cella s' innalza perpendicolarmente al
di sopra della trabeazione delle colonne, che sono d'ordine
Corintio, e viene terminata da una corona, sopra cui s' innalzano -
tre gradini, ai quali si soprappone la cupola. L'altezza -
totale eguaglia il semidiametro contato dall' esterno del
basamento. Nella figura data dall'Ortiz si contano ventiquattro -
colonne disposte in giro sopra piedistili isolati, privi di
base e di corona. D' intorno sonovi due gradini, che per
qualunque punto mettono al piano della cella. Le colonne
sono corintie, ed una sola porta dà ingresso alla cella. Sopra -
la corona, che termina la parete della cella, vi sono tre
gradini più larghi, dai quali prende la mossa la cupola, che
risulta di una porzione di sfera. La figura di Newton sembra -
migliore di tutte, e tale, che spiega il testo vitruviano
non solo, ma che appaga anche l' artista. Due gradi sono
all' esterno, sopra i quali s' erge un basamento continuato e
adorno di base e di cornice. I gradi esterni, in numero sufficiente -
per salire, sono disposti rimpetto all' intercolunnio,
che corrisponde alla porta dell' edifizio. Di qua e di là della -
porta vi sono due finestre. Le colonne corintie sostengono -
una trabeazione ornata nel fregio. Il porticato fra le colonne -
e la cella è coperto di tetto, che si unisce alla parete
della cella, che s' innalza perpendicolare, e su cui si pianta
la cupola di forma emisferica. L'altezza della parete e della
cupola eguaglia il semidiametro dello spazio determinato dalla -
faccia esterna dei piedistalli. La cupola poi, oltre al tetto
emisferico, comprende anche talvolta una pietra centrale, od
un ornato in cima allo stesso emisfero, come osserva il Filandro. -
Nel Tempio a Tivoli non si ha l'esempio della volta -
semisferica, perciocchè è diroccata. Ma vi sono però gli
avanzi della parete, che si ergeva sopra la corona della trabeazione, -
ma non lascia vedere alcuna inflessione, da cui si
potesse desumere che s'innalzasse circolarmente, sicchè il
principio della volta, se pur vi esisteva, doveva essere molto -
plù alto. Non si sa qual fosse la forma del fiore; ma se
doveva essère alto quanto il capitello delle colonne, si potrebbe -
supporre che si assomigliasse a quello disegnato dallo -
Stuart pella Torre dei venti in Atene (Lib. I. Tav. 4.).
Del resto il tempio della Sibilla a Tivoli, e quello di Veéta -
a Roma si accordano alla descrizione di Newton; nè vi