LIBRO IV.
72
51. Fin qui ho esposto, come meglio ho saputo, -
le regole, che secondo le legittime usanze debbono -
seguirsi nella formazione delle fabbriche doriche, -
joniche, corintie de' sacri tempj : ora tratterò -
del modo, con cui si devono ordinare le toscane. -
CAPO VII.
Delle regole de tempj toscani.
52. Se il luogo, dove dee fabbricarsi il tempio, -
avrà sei parti di lunghezza (1), sottrattane
(1) Cioè la larghezza CZ (Tav. VII.) sarà cinque sesti della -
lunghezza XY. Divisa poi la lunghezza in due parti eguali, -
di una si farà la cella ubdx, e dell' altra si farà la parte
esterna qPTy, in cui si debbono disporre le colonne. La
larghezza della cella poi (come si vede in SV) si divida in
dieci parti; tre di queste a destra e tre a sinistra serviranno -
per le celle minori, le quali si formavano molte volte, e
particolarmente (come osserva il Salmasio) qualora il tempio -
era sacrato a molti Dei; lo che corrisponde precisamente -
à quelle divisioni che si fanno anche nelle nostre Chiese,
consacrandole a qualche attributo divino, od a qualche Santo, -
e che si chiamano comunemente cappelle, come sarebbe
ad esémplo quel compartimento, ove si vede collocato l' altare -
di Santo Antonio in Padova. Questi due spazi a destra
ed a sinistra sono determinati dalle rette ub, eK, MN, Xd
nella suddetta Tavola, che noi traemmo dal Poleni, dietro al
quale giudicammo proprio di ommettere le distribuzioni di
queste celle minori, segnate dal Barbaro e dal Perrault, per
la ragione che non viene determinato il loro numero, né la
loro forma, dipendendo ciò dall' intenzione di quello che erige -
o che dedica il tempio. Sembra quindi più ragionevole
che le celle minori indicate da Vitruvio non fossero due navate -
laterali, ma bensi quei compartimenti, che dicemmo chiamarsi -
cappelle; poichè le navate non si possono propriamen-