Volltext : Lib. IV (4)

CAPO  III.
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di  monotriglife  (1),  la  fronte  del  tempio,  se  samini. -
  La  scozia,  o  piccolo  canaletto,  che  va  scavato  presso
l'estremità  della  cornice,  si  vede  in  A  nella  fig.  1.
(1)  Noi  a  questo  proposito  ragioniamo  come  segue.  Se  fra
i  due  triglifi,  che  corrispondono  all'asse  di  due  colonne  successive, -
  si  vuole  che  comprendansi  tre  metope  e  due  triglifi,
questa  distanza  comprenderà  sei  moduli  e  mezzo.  Ora  ciascuno -
  dei  due  triglifi,  che  insistono  sulle  colonne,  occupa  le
due  quarte  parti  intermedie  d'  uua  linea  parallela  ed  eguale
al  diametro  dell'  imo  scapo,  e  'i  cui  estremi  corrispondono
perpendicolarmente  agli  estremi  di  questo,  e  perciò  rimane
di  qua  e  di  là  di  quel  triglifo  una  quarta  parte  del  diametro -
  dell'  imo  scapo:  dunque  se  si  tolgono  i  due  quarti  di
diametro  (cioè  un  modulo),  che  stanno  verso  lo  stesso  intercolunnio, -
  quel  che  rimane  sarà  precisamente  l'intercolunnio;
ma  togliendo  un  modulo  dalla  suddetta  distanza  di  sei  moduli -
  e  mezzo,  rimangono  cinque  moduli  e  mezzo  per  l’  ampiezza -
  dell'intercolunnio;  ora  nella  specie  diastilo  l'intercolunnio -
  dev'  essere  di  tre  diametri,  cioè  di  sei  moduli,  dunque
questo  caso  non  corrisponde  a  quel  precetto  generale,  essendovi -
  la  differenza  di  un  mezzo  modulo.  Tenendo  lo  stesso
computo  si  vedrà,  che  volendosi  un  sol  triglifo  per  ogni  intercolunnio, -
  l'ampiezza  di  questo  risulterà  di  tre  soli  moduli, -
  il  che  determina  precisamente  la  specie  picnostilo,  e  non
quella  del  sistilo.  Per  assolvere  Vitruvio  dalla  taccia  d'inesattezza -
  immaginarono  taluni  col  Filandro,  che  qui  egli  voglia -
  indicare  due  specie  diverse,  proprie  soltanto  della  maniera -
  dorica,  e  ch'  egli  conti  gli  spazj  fra  i  due  triglifi,  che
corrispondono  alle  colonne;  ed  il  Perrault  dice,  che  seguendo -
  quest'  idea  si  dovrebbero  considerare  cinque  specie  particolari -
  di  edifizj  dorici,  distinguendole  analogamente  a  quelle
indicate  nel  Lib.  III.  coi  nomi  di  picnotriglifo,  sintriglifo,  diatrigliso, -
  areotriglifo,  eutriglifo.  Ma  si  osservi  in  primo  luogo.
che  contando  le  distanze  nel  modo  del  Filandro,  vi  corrisponde -
  il  sistilo  nel  monotriglifo,  ma  non  il  diastilo  nel  ditriglifo, -
  in  cui  la  distanza,  come  osservammo,  risulta  di  sei
moduli  e  mezzo,  anzichè  di  sei,  come  dovrebb'  essere.  In
secondo  luogo  il  Perrault  introduce  qui  cinque  specie,  quando -
  Vitruvio  non  ne  nomina  che  due;  e  diffatti  non  possono
essere  altre,  perchè  non  si  potrà  mai  distribuire  i  triglifi  e
le  metope  in  modo,  che  l'  accennata  distanza  risulti  di  tre
soli  moduli,  come  dovrebbe  avere  il  picnotrigliso,  né  di  quattro -
  e  mezzo,  come  richiede  l'  eustilo.  Dopo  tutto  ciò  noi  crédiamo -
  doversi  conchiudere,  che  la  prima  specie  di  tempj  dorici -
  sia  da  Vitruvio  chiamata  diastilo  per  approssimazione,  e
            
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