Volltext : Lib. IV (4)

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CAPO  III.
rantadue  :  di  queste  una  parte  sarà  il  modulo,  che
in  greco  dicesi  embates  (1),  dallo  stabilimento  del
sono  larghi  un  modulo  per  ciascuno,  e  le  metope  un  modulo -
  e  mezzo;  ad  ogni  colonna  deve  cotrispondere  un  triglifo,
e  due  per  ogni  intercolunnio,  tranne  il  medio,  che  ne  deve
comprendere  tre;  le  metope  si  conteranno  tre  per  clascun
intercolunnio  laterale,  e  quattro  nel  medio.  Ora  se  il  templo
sarà  tetrastilo,  vi  saranno  quattro  triglifi  sulle  quattro  colonne, -
  nei  due  intercolunnj  laterali  quattro  triglifi  e  sei  metope, -
  nell'  intercolunnio  di  mezzo  quattro  metope  e  tre  triglifi;
cioé  in  tutto  si  conteranno  undici  triglifi  e  dieci  metope  che
porteranno  ventisei  moduli;  si  aggiunga  un  mezzo  modulo
d'ambe  le  parti  dei  triglifi  angolari,  secondo  la  disposizione
vitruviana,  e  si  avrà  la  somma  di  ventisette  moduli.  Cosi  se
sarà  il  tempio  esastilo,  i  triglifi  e  le  metope  comporranno  noduli -
  quarantauno,  ai  quali  aggiunti  i  due  semimoduli  angolari, -
  s'  avrà  la  somma  di  quarantadue.  Tutti  gl'interpreti  di
Vitruvio,  che  vennero  dopo,  si  accordarono  colla  spiegazione
del  Filandro.  Fu  solo  il  Newton  che  mosse  dubbio  sulla  sua
verità,  e  cercò  di  sostenere  la  primitiva  lezione  con  un  nuovo  calcolo: -
  ma  basandosi  questo  sulla  proprietà  della  specie  diastilo, -
  porta  la  conseguenza  che  le  metope,  tranne  quelle  dell'intercolunnio -
  medio,  verrebbero  ad  essere  larghe  un  modulo -
  e  due  terzi,  anzichè  un  modulo  e  mezzo;  quindi  per
sostenere  una  lezione  dubbia  si  andrebbe  a  contraddire  un
precetto  assoluto.  Di  più  si  deve  aver  presente  che  lo  scopo -
  principale  in  questa  distribuzione  sta  nella  regolaritä  dei
triglifi  e  delle  metope,  a  cui  debbono  soggiacere  le  altre  préscrizioni. -
  E  vero  che  Vitruvio  poco  dopo  soggiunge,  che  i
precetti  qui  esposti  si  riferiscono  alle  opere  diastile;  ma,  come -
  osservammo  anche  nel  Lib.  III.,  le  specie  dei  temp)  non
si  devono  calcolare  con  l'  esattezza  matematica,  perche  una
piccola  alterazione  uell'ampiezza  degl'intercolunnj  non  cangia -
  l'effetto  dell'opera;  tanto  più  che  stando  alla  definizione -
  non  può  dirsi  tempio  diastilo  quello,  in  cui  l'intercolunnio -
  di  mezzo  sia  più  ampio  dei  laterali.  Aggiunge  il  Newton
a  conferma  della  sua  proposizione  non  mancarvi  esempj  net
monumenti,  i  quali  mostrino  le  metope  dell'intercolunnio  di
mezzo  non  esattamente  eguali  a  quelle  degl'  intercolunn)  laterali, -
  e  cita  fra  gli  altri  il  tempio  di  Pesto  ;  ma  si  osservi
in  prima  che  la  differenza  è  quasi  insensibile,  ed  in  secondo -
  luogo  che  non  sarebbe  questa  la  sola  inesattezza  che  présenta -
  quel  tempio.  Noi  ci  atteniamo  pertanto  alla  opinione
del  Filandro  e  del  maggior  numero.
(1)  Questa  voce  in  greco  significa  entrare,  penetrare,  ila
            
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