30
LIBRO IV.
tavia si l'allungare le metope, che il restringere
l'intercolunnio è difetto: perciò gli antichi ebbero -
cura di schivare la disposizione della simmetria -
dorica ne' sacri edifizj.
23. Noi però la esponiamo come l'ordine lo
domanda, e come la abbiamo appresa dai precettori, -
afsinchè se alcuno, intento a queste ragioni,
voglia intraprenderne l'opera, trovi dichiarite quelle -
proporzioni, per le quali possa accuratamente
e senza difetti ridurre a perfezione i sacri edisizi
giusta il costume dorico.
24. La fronte dell' edifizio dorico, nel luogo
dove si piantano le colonne, si divida in ventisette -
parti, se sarà tetrastilo (1), se esastilo, in qualiani -
che gli antichi abbiano incontrate tante difficoltà nella
distribuzione dei triglifi, quando ponendo l'angolare in corrispondenza -
con l'asse della colonna, com' erano gl'intermedj, -
venivano tutte superate; e lo Stratico dice, che fecero
cosi per conservare la bellezza e l'idea di solidità, non restando -
altrimenti apparenza di sostegno a quella parte di
fregio che restava oltre al triglifo angolare. Ma noi riteniamo -
che questa sia una nuova prova che i triglifi non rappresentassero -
le teste dei travi, come si vedrà nella suddetta
Giunta III. Che poi i Greci abbiano prescelto il difetto della
maggior ristrettezza degl'intercolunnj angolari invece di quello
delle metope verso gli angoli non quadrate, non è cosa da
sorprendersi; primamente perchè ciò nulla toglie all' euritmia,
riscontrandosi anche nel tempio di Cibele a Sardi, benché
d'ordine Jonico; ove anzi si osserva che gl'intercolunni si
vanno restringendo dal medio agli angolari, conservandosi
eguali solo gli equidistanti da quella; in secondo luogo i
Greci non hanno mai portate le loro opere allo scrupolo
matematico; essi badavano all' effetto, e per l'effetto era molto -
più facile il conoscère la disuguaglianza nelle metope, di
quello che negl' intercolunnj.
(1) Il Filandro fu il primo a cangiar i numeri 28 e 44
negli altri 27 e 42, fondandosi sul seguente calcolo. 1 triglisi