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CAPO III.
Della maniera dorica.
22. Alcuni degli antichi architetti negarono
che si dovessero fare i sacri edifizj di genere dorico -
; stantechè difettose e inconvenienti riescivano -
le loro simmetrie. Cosi pensavano Tarchesio (1),
Piteo (2), e similmente Ermogene (3), il quale,
avendo già apparecchiata gran copia di marmo per
la edificazione d'un templo dorico, cangiò pensiero, -
e colla stessa materia lo fece jonico al Padre -
Libero ; e ciò non perchè sia inelegante l'aspetto, -
o il genere, o la dignità della forma, ma
perché riesce difficoltosa ed incomoda la distribu¬(1) -
E questo il solo passo, in cui sia nominato quest architetto, -
né altri scrittori antichi, al dir del Poleni, ne fecero -
menzione.
(2) E forse lo stesso che Pitio, ricordato da Vitruvio nel
Lib. I. pag. 51.
(3) Di questi parla molto nel Lib. III. agli art. 20. 29.
30., e nella Prefazione del Lib. VII. Il tempio di Bacco fu
da noi riportato nelle Tav. XIX. XX. XXIX. del Lib. III.
Dice Filandro che si potrebbe muovere dubbio sul perche
Ermogene abbia eretto a Bacco un tempio jonico, quando
questa divinità non era di quell'ordine, cui si dovevano erigere -
tempj di quella maniera. Ma si osservi che Vitruvio qui
rende la vera ragione, la quale si deve supporre essère stata -
da lui tratta dagli scritti di Ermogene stesso; e che se
anche nel Lib. I. cap. 2. dice, che la convenienza esige che
a Bacco s'innalzino tempj jonici, non ne segue però che non
si potessero fare anche dorici, tanto più che Bacco poteva
anche annoverarsi fra gli Dei robusti, essendo stato anche conquistatore. -