LIBRO IV.
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conoscendo le loro simmetrie, disputando del modo -
che doveano tenere, affinchè fossero atte a sostenere -
il peso, e in pari tempo mostrassero ag
gradevole venustà nell'aspetto, misurarono la pianta -
del piede umano, e lo ragguagliarono coll'altezza. -
Avendo dunque trovato che il piede era la
sesta parte (1) dell' altezza dell' uomo, lo trasportarono -
alla colonna, e di quella grossezza che fecero -
la base del fusto, di sei volte tanto fecero
l'altezza insieme col capitello. Per tal modo la
colonna dorica cominciò a prestare agli edifizj la
proporzione, la fermezza, e la grazia del corpo
umano.
6. Parimente disputando dopo essi tra loro
(1) Se si dovessero credere queste cose, bisogna dire che
l'uomo ha d'uopo di un qualche fondamento per formare i
suoi raziocinj e le sue deduzioni, benchè sia tratto da lontana -
analogia. Diffatti qual maggior discrepanza di quella,
che si vede fra il rapporto della lunghezza del piede all' altezza -
dell' uomo, ed il rapporto fra la grossezza dello scapo
della colonna e la sua altezza? Giovano però questi confronti, -
siccome quelli che avvezzano a dedurre i rapporti da un
esemplare perfettissimo. E non senza proposito nei generi
delle colonne si disse di preferire la robustezza virile nel
Dorico, la verginal delicatezza nel Corintio, ed un medio
fra questi nel Jonico. Ma Vitruvio si compiacque forse troppo -
dell' analogia, dicendo che la base delle colonne fu posta
per simulare la scarpa, e che a somiglianza delle chiome innanellate, -
e come vuole il Filandro delle ghirlande, vi si collocarono -
le volute. Cosi lo Stratico. Ma come si può dire,
che l'uomo sia un perfettissimo esemplare di proporzioni,
quando per reggersi ha bisogno molto più delle sue forze
vitali, che della sua fisica costituzione ? Umana superbia!
Riguardo al confronto fra il corpo umano e gli ordini architettonici -
veggasi la Giunta IV. al Lib. III. Sulle proporzioni -
poi delle colonne doriche veggasi la Giunta l. a questo
Libro.