Inhaltsverzeichnis : Lib. IV (4)

GIUNTA  V.
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coli  profondamente  dormiva.  Che  se  fra  tutte  le  arti  belle
l'architettura  avea  conservato  ancor  qualche  poco  delle  forme -
  antiche,  fu  perchè  molti  grandi  monumenti  stavano  in
piedi,  e  gli  artisti  in  qualche  modo  incitavano;  ma  siccome
le  arti  sorelle  e  le  lettere  erano  morte,  cosi  nelle  stesse  forme -
  dell'antica  architettura  s'  infuse  quella  durezza,  e  quella
goffaggine,  le  quali  si  vedono  nelle  fabbriche  che  precedono
il  secolo  terzodecimo.  Ma  quando  il  genio  di  quel  secolo
trasse  i  popoli  d'Europa  a  nuove  istituzioni  sociali,  si  scossero -
  bensi  le  arti  liberali,  ma  per  purificarle  e  ritornarle  alle -
  antiche  forme  vi  volle  il  gusto  del  secolo  XVI.  E  qui  ci
sia  permesso  il  ragionare  un  momento  coi  principj  generali
del  belle,  e  domandare  se  per  bellezza  altro  possa  intendersi -
  che  conveniente  proporzione  delle  forme,  stando  alla  stessa -
  etimologia  della  parola,  giacchè  ognuno  sa  che  il  bello
degli  antichi  esprimeasi  colla  voce  formosus.  Se  il  bello  sta
dunque  in  questa  conveniente  proporzione,  ogni  gusto  che
se  ne  allontana  non  può  esser  che  falso.  Siano  pure  maravigliosi -
  i  concepimenti  di  una  libera  immaginazione,  ci  rappresenti -
  pur  ella  eziandio  grandi  pitture  naturalissime  imitate -
  dai  vigenti  costumi,  la  nostra  anima  potrà  essere  colpita
da  tali  invenzioni;  ma  al  gusto  mancherà  sempre  qualche
cosa  per  poterne  rimaner  soddisfatto.  Il  gusto  domanda  unità, -
  varietà,  armonia.  Ma  dove  la  varietà  è  troppo  affollata,
se  si  perde  di  vista  per  un  solo  momento  l'unità  del  soggetto, -
  non  v'è  più  gusto.  Dall'  altro  canto  se  agli  oggetti  variati -
  manchi  la  perfezion  delle  forme,  e  la  debita  armonia,
v'é  ancora  mancanza  di  gusto.  Or  applicando  questi  principj -
  all'architettura,  che  o  a  ragione  o  a  torto  chiamasi  gotica, -
  non  sappiamo  quale  edifizio  potesse  conformarsi  ai  medesimi. -
  La  unità,  o  per  meglio  dire,  la  regolarità,  si  riconosce, -
  è  vero,  in  parecchi  edifizj  gotici,  ma  questa  talmente  gigantesca, -
  che  le  semplici  ed  eleganti  proporzioni  del  bello
ne  restano  sensibilmente  alterate.  La  varietà  nei  gotici  edifizj -
  pur  si  ritrova,  ma  talmente  affastellata  d'adornamenti  e
di  affettazioni,  che  l'  occhio  avvezzo  a  que'  compartimenti  di
forme  che  veggonsi  nelle  fabbriche  greche  e  romane  si  stanca -
  facilmente  e  si  annoja  da  una  moltitudine  si  complicata
di  oggetti,  onde  appunto  per  la  voglia  del  troppo  si  perde
            
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