GIUNTA I1.
108
numenti da' nove diametri agli undici circa. Anche nel capitello, -
come in tutte le altre opere architettoniche, si osservano -
molte varietà nelle proporzioni e nella forma. Il più vago -
d'ogni altro che si vegga nelle opere romane ci sembrò
quello di Giove Tonante, che riportammo nella Tav. XVI.
Volendo ora esporre la opinione dei moderni, osserveremo, -
che la base usata in quest'ordine, come quella del Panteon, -
è troppo confusa, troppo delicata e soggetta a rompersi. -
Meglio che ogni altra, dice il Milizia, sarebbe la base attica -
arricchita di un astragalo sopra ciascun toro, come si
vede in alcuni edifizj antichi, e come la posero in pratica
Palladio e Scamozzi. Si hanno però degli esempj di basi senza -
plinto, come nel tempio della Sibilla in Tivoli (Lib. III.
Tav. XVII.), in quello di Vesta a Roma, e nel monumento
di Lisicrate (Lib. IV. Tav. XV.) ; altri edifizj mostrano colonne -
corintie senza base come nella Torre dei venti in Atene -
(Lib. I. Tav. IV. ). Il fusto si usò sempre scanalato, ma
sarà ottima cosa in quanto al numero ed alla forma delle
scanalature di restare entro ai limiti prescritti da Vitruvio, e
non farle ascendere fino a centoquaranta unite con listelli e
con astragali nella maniera, dice il Milizia, la più bisbetica,
come si veggono a Sant' Agnese fuori di Roma. Il capitello
viene riputato un capo d'opera superiore a tutti gli altri capitelli. -
Ecco la descrizione che ne dà il Milizia. „E un vaso
„circolare coperto da un abaco incavato; nei quattro lati
„circolarmente a piè del vaso nascono due ordini di foglie,
„che si piegano con mediocre aggetto, e dal seno di quelle
„foglie escono alcuni caulicoli o steli che vanno a formare delle
„picciole volute negli angoli dell'abaco, e nei quattro mezzi
„dei lati. Tutto in questa composizione è d'una grazia che
„incanta. Il vaso serve di campo, su cui le foglie sono ar¬„tistamente -
disposte: le curvature di quelle foglie sporgenti
„con gradazione, gli steli innalzati con naturalezza e flessi
„bilità vanno d'accordo col disegno dell' artista, che li pie
„ga in volute per dare allo sporto dell'abaco un appoggio
„dei più vezzosi. Regna in somma in questo assortimento
„una dolcezza, un' armonia, una varietà, una naturalezza,
„una grazia, ed una ricchezza, che si può ben sentire, ma
„non già ridire".