Volltext : Lib. IV (4)

GIUNTA  I1.
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numenti  da'  nove  diametri  agli  undici  circa.  Anche  nel  capitello, -
  come  in  tutte  le  altre  opere  architettoniche,  si  osservano -
  molte  varietà  nelle  proporzioni  e  nella  forma.  Il  più  vago -
  d'ogni  altro  che  si  vegga  nelle  opere  romane  ci  sembrò
quello  di  Giove  Tonante,  che  riportammo  nella  Tav.  XVI.
Volendo  ora  esporre  la  opinione  dei  moderni,  osserveremo, -
  che  la  base  usata  in  quest'ordine,  come  quella  del  Panteon, -
  è  troppo  confusa,  troppo  delicata  e  soggetta  a  rompersi. -
  Meglio  che  ogni  altra,  dice  il  Milizia,  sarebbe  la  base  attica -
  arricchita  di  un  astragalo  sopra  ciascun  toro,  come  si
vede  in  alcuni  edifizj  antichi,  e  come  la  posero  in  pratica
Palladio  e  Scamozzi.  Si  hanno  però  degli  esempj  di  basi  senza -
  plinto,  come  nel  tempio  della  Sibilla  in  Tivoli  (Lib.  III.
Tav.  XVII.),  in  quello  di  Vesta  a  Roma,  e  nel  monumento
di  Lisicrate  (Lib.  IV.  Tav.  XV.)  ;  altri  edifizj  mostrano  colonne -
  corintie  senza  base  come  nella  Torre  dei  venti  in  Atene -
  (Lib.  I.  Tav.  IV.  ).  Il  fusto  si  usò  sempre  scanalato,  ma
sarà  ottima  cosa  in  quanto  al  numero  ed  alla  forma  delle
scanalature  di  restare  entro  ai  limiti  prescritti  da  Vitruvio,  e
non  farle  ascendere  fino  a  centoquaranta  unite  con  listelli  e
con  astragali  nella  maniera,  dice  il  Milizia,  la  più  bisbetica,
come  si  veggono  a  Sant'  Agnese  fuori  di  Roma.  Il  capitello
viene  riputato  un  capo  d'opera  superiore  a  tutti  gli  altri  capitelli. -
  Ecco  la  descrizione  che  ne  dà  il  Milizia.  „E  un  vaso
„circolare  coperto  da  un  abaco  incavato;  nei  quattro  lati
„circolarmente  a  piè  del  vaso  nascono  due  ordini  di  foglie,
„che  si  piegano  con  mediocre  aggetto,  e  dal  seno  di  quelle
„foglie  escono  alcuni  caulicoli  o  steli  che  vanno  a  formare  delle
„picciole  volute  negli  angoli  dell'abaco,  e  nei  quattro  mezzi
„dei  lati.  Tutto  in  questa  composizione  è  d'una  grazia  che
„incanta.  Il  vaso  serve  di  campo,  su  cui  le  foglie  sono  ar¬„tistamente -
  disposte:  le  curvature  di  quelle  foglie  sporgenti
„con  gradazione,  gli  steli  innalzati  con  naturalezza  e  flessi
„bilità  vanno  d'accordo  col  disegno  dell'  artista,  che  li  pie
„ga  in  volute  per  dare  allo  sporto  dell'abaco  un  appoggio
„dei  più  vezzosi.  Regna  in  somma  in  questo  assortimento
„una  dolcezza,  un'  armonia,  una  varietà,  una  naturalezza,
„una  grazia,  ed  una  ricchezza,  che  si  può  ben  sentire,  ma
„non  già  ridire".
            
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