Volltext : [Lib. I] (1)

CAPO  IV.
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no  ed  esalano  in  que'  luoghi  vapori  gravi  e  pestilenziali. -
  Parimente  nella  Puglia,  l'antica  città  di
Salapia  (1),  fondata  da  Diomede  nel  ritorno  da
Troja,  ossia  (come  scrissero  alcuni)  da  Elfia  Rodiano, -
  era  posta  in  un  luogo  di  questa  fatta;  onde -
  gli  abitatori  ogn'anno  ammalandosi,  finalmente
si  presentarono  a  M.  Ostilio  con  pubblica  istanza, -
  implorando  ch'  egli  scegliesse  e  comperasse  un
luogo  atto  a  trapiantare  le  mura.  Ed  egli  senza
indugio,  fattene  diligentissimamente  le  opportune
ricerche,  comperò  una  possessione  in  luogo  salubre -
  vicino  al  mare;  poi  domandata  al  senato  ed  al
popolo  romano  la  permissione  di  trapiantare  la  città, -
  disegnò  le  mura,  divise  giustamente  le  aje,  e  per
un  sesterzio  (2)  ne  diede  in  proprietà  una  a  ciascheduno -
  de'cittadini.  Fatto  questo,  diede  l'uscita  al
lago  nel  mare,  formando  del  lago  stesso  un  porto  a
quel  municipio.  Perciò  ora  i  Salapini  trasportatisi  in
non  molta  spesa  in  confronto  dell'  enormi  che  erano  state
proposte  coi  precedenti  progetti.  Peccato  che  lavori  di  tanta
importanza  non  si  conducano  al  loro  perfetto  compimento.
La  famiglia  Braschi,  che  signoreggia  gran  parte  di  quelle  paludi, -
  venerando  la  memoria  di  Pio  VI.  che  ad  essa  appartenne, -
  ed  i  successori  di  questo  Pontefice  emulando  la  sua
attivitä  per  quanto  da  loro  dipende,  non  dovrebbono  lasciare -
  interrotta  un'opera  di  sommo  vantaggio  alla  più  bella
parte  d'Italia,  con  cui  togliendo  affatto  gl'  infiniti  danni -
  che  vi  provengono  da  quell'aria  mefitica,  porgerebbe  una
vasta  estensione  alle  cure  di  quegli  agricoltori,  dal  che  ne
verrebbe  sommo  onore  a  chi  sapesse  incoraggiarli  e  non  piccola -
  ricchezza  a  tutti  gli  abitanti  di  quelle  terre.
(1)  Di  questo  fatto  parla  anche  Cicerone  nella  sua  seconda -
  orazione  della  legge  agraria.
(2)  Barbaro  traduce  sesterzio,  due  libbre  e  mezzo  d'  angento. -

            
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