Volltext : [Lib. I] (1)

LIBRO  I.
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nebbioso,  nè  brinoso,  affacciato  alle  regioni  del
cielo,  nè  caldo,  nè  freddo,  ma  temperato.  Oltra  a
L'acqua  migliore  sarà  quellà  che  non  contenga  principi
eterogenei,  che  sia  insipida  e  inodorosa,  senza  colore  alcuno.
La  plù  pura  però  non  è  la  preferibile  per  gli  usi  della  vita
umana,  essendo  cosa  ottima  che  vi  sia  ad  essa  frammista  buona -
  porzione  d’aria  ;  quindi  le  acque  correnti  si  debbono  usare -
  in  confronto  della  distillata.  Si  conoscerà  poi  con  metodo
pratico  la  buona  qualità  dell'acqua  dalla  sua  leggerezza,  dallo -
  sciogliersi  che  fa  in  essa  il  sapone,  e  dal  cuocere  facilmente -
  i  legumi.  Plinio  diceva  dover  l'acqua  rassomigliarsi
all'aria,  ed  Erodoto  attribuiva  la  lunga  vita  di  un  popolo
alla  somma  leggerezza  dell'acqua  di  cui  faceva  uso.  Fa  d'uopo -
  inoltre  conoscere  per  quali  strati  di  terreno  essa  passi,
essendo  ottimi  i  quarzosi  e  gli  arenosi,  non  cattivi  quelli  di
argilla  pura,  pessimi  i  calcari  e  marnosi.
La  circostanza  maggiore  che  rende  una  regione  insalubre
è  un  suolo  paludoso.  Vitruvio  bastantemente  parla  su  questa -
  circostanza  per  far  vedere  quanto  sin  dai  tempi  piû  remoti -
  si  conoscevano  i  danni  delle  paludi.  Fra  i  moderni  molti -
  medici  trattarono  sui  pessimi  effetti  dei  pantani,  in  mezzo  ai
quali  regnano  le  febbri  intermittenti,  le  tossi,  i  catarri,  lo  scorbuto; -
  „e  per  ésserne  convinti,  dice  il  Martini  nella  sua  Polizia
„medica,  basta  passare  per  la  provincia  di  Vercelli  ove  s'in¬„contrano -
  miserabili  creature,  tumide  il  ventre,  squallide
„l'aspetto,  di  mente  stupida;  uon  diresti  mai  essere  nate
„sotto  il  sereno  cielo  d’  Italia,  e  spirar  l'aure  di  quelli,
„le  cui  onorate  gesta  riempirono  del  nome  nostro  l'univer¬„so -
  ed  i  secoli  ".  Sarà  dunque  necessario  di  asciugare  queste -
  paludi,  come  insegna  Vitruvio,  o  di  abbandonarle  come
fecero  i  Salapini.  Si  deve  pur  fuggire  quel  suolo  che  va  sog
getto  a  frequenti  inondazioni,  le  quali  lo  fanno  divenire  pan¬-tanoso, -
  e  pestilenziale  nella  stagione  estiva  in  cui  svolgonsi
i  gas  dalle  sostanze  che  si  decomposero  sotto  alle  acque  e
nascono  i  cattivi  effetti  delle  paludi.  Se  le  inondazioni  però
sono  regolari  come  quelle  del  Nilo,  l'  una  distrugge  i  danni -
  della  precedente,  sottraendo  il  limo  all'influsso  dei  raggi -
  solari,  e  trasportando  gran  parte  delle  sostanze  già  imputridite; -
  perciò  in  Egitto  la  peste  infuria  nella  stagione  asciutta, -
  e  cessa  quando  succedono  le  inondazioni.  —  Le  valli  sono -
  altresi  da  abbandonarsi,  perciocchè  se  queste  sono  coltivate -
  o  boschive,  l'aria  diviene  stagnante  e  quindi  nociva,  e
se  puramente  sassose,  ripercuotono  i  raggi  del  sole  e  si  accresce -
  la  temperatura  con  grave  danno  degli  abitanti;  e  lo
            
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