CAPO II.
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al Sole, alla Luna si erigono edificj ipetri (1 ed
allo scoperto : stantechè noi vediamo presenti le
sembianze e gli effetti di queste divinità nel mondo -
aperto e lucente. A Minerva, ad Ercole e a
Marte si facciano tempj dorici : perchè a si fatti
Dei per la virtù loro convengono edifizj senza delicatezze, -
A Venere, a Flora, a Proserpina, alle
Ninfe dei fonti i tempj di genere corintio sembrano -
aver proprietà meglio adatte, perchè a questi -
Dei, per la loro mollezza, l'opere più gracili e
floride, ornate di fogliami e di volute parrà che
accrescano il giusto decoro. A Giunone, a Diana,
al padre Bacco e ad altri simili Dei se si fabbricheranno -
tempj jonici, serberassi una ragionevole
mediocrità, perchè la regola della loro proprietà
sarà temperata dal severo costume dorico e dalla
mollezza corintia. Per consuetudine poi si esprime -
il decoro, quando ad edifizj internamente magnifici -
si fanno convenienti ed eleganti vestiboli.
Che se l'interno sarà d’elegante prospetto, e l'adito -
basso e indecente, non vi sarà decoro. Parimente -
se nella cornice della dorica trabeazione si
secondo la loro particolare virtù ; cosi l'architetto moderno
savio e prudente cerchi la forma, gli usi e il decoro convenienti -
al proprio soggetto, serbandolo possibilmente solo, e
se ciò non fosse possibile collocando insieme alcuni di quelli,
che hanno fra loro una conformità di natura. Ciò operando
conseguirà un ottimo effetto de' suoi lavori e coopererà al
sempre maggior avanzamento di un' arte ancor pienissima di
difetti, parte per la pedestre servitù verso gli antichi, parte
per la oltracotante prepotenza della barbarie.
(1) V. Lib. III. cap. 1.
ViTRVVIO, Lib. 1.