re cibo, ed altro per viaggiare, ma di tal sorta
che loro giovasse a salvarsi col nuoto da un naufragio. -
Impercioche quelli sono i veri sussid del
umana vita, a quali non si può mai danneggjare
ne per ria avversa fortuna, ne per cangiamento di
governi, ne per saccheggi di guerre. Anche Teofrasto -
è del medesimo parere, ed a larga bocca
esorta gli uomini a desiderare d'esser piutosto
doti, che mettere le loro speranze nelle ricchei¬2e -
; coi egli scrive . Il dotto solamente fra tutti
ali uomini non è mai forestiero ne paesi stranieri,
non è scarso di confidenti, e d'amici, ancorche
perdesse i suoi famigliari, e parenti; egli puô essere -
cittadino in qualunque città si trovi, e puo
senza alcuna tema non curarsi de bizzarri accidenti -
della fortuna. Ma colui il quale si crede per
ogni modo munito, ed essere felice per le protezioni, -
e non pel proprio sapere ; scorrendo egli
sdruccevoli sentieri, certamente malmena una vita
mal fondata, e non durevole. Epicuro poi quasi
collo stesso linguaggio s' accorda con Teofrasto. La
fortuna, dic egli , in poche cose favorisce i savi,
ma in quelle che sono considerabilissime, e di mag
gior nécessità, vengono regolate dal consiglio, e
dall' intelletto
Questo che è stato asserito da più d'un filosofo, -
l'hanno detto anche i poeti, che scrissero le
antiche commedie in greco, e sulla scena questé
medesime sentenze recitavansi in versi ; poiche