Full text : Tomo II (2)

re  cibo,  ed  altro  per  viaggiare,  ma  di  tal  sorta
che  loro  giovasse  a  salvarsi  col  nuoto  da  un  naufragio. -
  Impercioche  quelli  sono  i  veri  sussid  del
umana  vita,  a  quali  non  si  può  mai  danneggjare
ne  per  ria  avversa  fortuna,  ne  per  cangiamento  di
governi,  ne  per  saccheggi  di  guerre.  Anche  Teofrasto -
  è  del  medesimo  parere,  ed  a  larga  bocca
esorta  gli  uomini  a  desiderare  d'esser  piutosto
doti,  che  mettere  le  loro  speranze  nelle  ricchei¬2e -
  ;  coi  egli  scrive  .  Il  dotto  solamente  fra  tutti
ali  uomini  non  è  mai  forestiero  ne  paesi  stranieri,
non  è  scarso  di  confidenti,  e  d'amici,  ancorche
perdesse  i  suoi  famigliari,  e  parenti;  egli  puô  essere -
  cittadino  in  qualunque  città  si  trovi,  e  puo
senza  alcuna  tema  non  curarsi  de  bizzarri  accidenti -
  della  fortuna.  Ma  colui  il  quale  si  crede  per
ogni  modo  munito,  ed  essere  felice  per  le  protezioni, -
  e  non  pel  proprio  sapere  ;  scorrendo  egli
sdruccevoli  sentieri,  certamente  malmena  una  vita
mal  fondata,  e  non  durevole.  Epicuro  poi  quasi
collo  stesso  linguaggio  s'  accorda  con  Teofrasto.  La
fortuna,  dic  egli  ,  in  poche  cose  favorisce  i  savi,
ma  in  quelle  che  sono  considerabilissime,  e  di  mag
gior  nécessità,  vengono  regolate  dal  consiglio,  e
dall'  intelletto
Questo  che  è  stato  asserito  da  più  d'un  filosofo, -
  l'hanno  detto  anche  i  poeti,  che  scrissero  le
antiche  commedie  in  greco,  e  sulla  scena  questé
medesime  sentenze  recitavansi  in  versi  ;  poiche
            
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