VI.
LIBRO
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tolti; ma le scienze radicate nell animo non vengono mai meno, e durano
stabilmente fino all' ultimo della vita.
Per questo capo sono io infinitamente tenuto ai miei genitori, perchè seguendo -
la legge degli Ateniesi, non hanno trascurato di farmi apprendere
un'arte, anzi una la quale non può valere senza le buone lettere, e senza la
cognizione universale di tutte le scienze (1). Poichè dunque e per la cura dei
genitori, e per gl'insegnamenti de' maestri ho accresciuto il materiale delle
scienze, e collo studio delle teorie, delle pratiche, e de' libri ho procurato
al mio animo tali possessioni, dalle quali ho ricavato il frutto di non aver piu
bisogno di niente (2); ed in fatti il potere delle ricchezze principalmente si ristringe -
a questo, di non far mancare niente. Alcuni forse, avendo basso concetto -
di queste cole, giudicano solamente savj coloro, i quali sono ricchi di
danari; quindi molti mirando a questo fine hanno acquistata fama col mezzo
delle ricchezze accoppiate all'alterigia. Io però, o Cesare, non mi sono già
applicato ad accumulare danaro colla mia arte; ma ho stimato meglio andare
appresso a una mediocrità col buon nome, che alle ricchezze col cattivo: egli
e vero, che ho acquistato poca fama, ma pure spero di essere noto a' posteri
con questi miei libri, che do alla luce.
Non è certo da meravigliarsi, se io sono ignoto a molti: gli Architetti
pregano, e vanno attorno per essere adoprati; io però ho imparato da maestri, -
che bisogna esser pregato, non già pregare per ricevere una incombenza,
perché l'andare a domandare una cosa sospettosa accende di rossore un volto
sincero; giacchè si fa la corte a chi dà, non a chi riceve gl'incarichi. E di
vero che crediamo noi, che sospetti chi è richiesto da alcuno a commettergli
la cura di far le spese per un patrimonio, se non che tutto si faccia a fine
di predarvi, e di guadagnare? Quindi è, che gli antichi non commettevano
opere, se non ad architetti, primieramente di buona nascita, e poi bene educati: -
stimando doversi servire dei modesti, non degli arditi. Gli stessi artefici
poi non ammaestravano, se non i proprj figliuoli, o parenti, formandogli sopratutto -
uomini dabbene, ai quali si potesse senza timore consegnare con buona -
fede il danaro. E perchè veggo, che questa nobile scienza è malmenata
dagl ignoranti, ed inesperti, e da chi non solo non sa di architettura, ma
ne meno che cosa sia fabbrica, non posso abbastanza lodare quei padri di famiglia, -
che fidando nel proprio sapere, fanno essi da architetti, sul supposto,
che una volta, che si ha a dare in mano d'ignoranti, sia di dovere, ch' essi
medesimi spendano il proprio danaro a piacere loro piuttosto, che di altri,
Quindi è, che nessuno si adatta a fare in casa propria verun' altra arte, come
del calzolajo, dell'imbiancatore, o altra ancorchè sia facile, ma solo quella
dell architetto: appunto perchè quelli, che la professano, non a ragione, ma
falsamente si chiamano architetti. Questo è il motivo, che mi ha indotto a
stendere un trattato intero d'Architettura, e di tutte le sue regole, sulla lu¬(1)
Al cap. 1. del lib. 1. ha descritto a lungo -
l'Autore, quanto sia necessario all'architetto -
la notizia di molte altre scienze, anzi
della scienza Enciclopedica universale.
(2) Disse già nella dedica d'avere scritto
questo trattato d'Architettura, quando in con¬R
2
singa,
siderazione e del suo merito, e delle fatiche
fatte nella gioventû, era stato con soldo vita
durante giubilato, onde non temeva d'aver
bisogno. Cum ergo eo beneficio essem obligatus
ut ad exitum vitœ non haberem inopia timorem, -
hoec tibi scribere cœpi &c.