Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

LIBRO tru. che diſcorreua, che da diuerſe cauſe uengono diuerſi effetti, Filoſoſando narral’opinion de gli antichi Filoſoſanti cercai principij mate
riali, cioè che entrano come parti à far le coſe di natura, & nel ſucceſſo applicherà poi le cauſe à gli effetti, come ci ſarà ſe-
guendo manifeſto.

16. CAP. II. DE I PRINCIPII DELLE COSE
SECONDO I FILOSOFI.

THales primieramente pensò, che l’acqua principio fuſſe di tutte le coſe. Heraclito Efe-
ſio, che perla oſcurità de ſuoi detti Scotinòs era nominato, poſe il fuoco. Democrito, & l’Epicuro
di Democrito fautore, gli Atomi, che inſecabili da noſtri, ouero indiuidui corpi da alcuni chiama-
ti ſono. Ma la diſciplina de Pithagorici aggiunſe all’acqua, & al fuoco, l’aera, & la terra. Democri
to adunque auuegna, chele coſe à nome propio non chiamaſſe, ma ſolamente poneſſei corpi indi-
uiſibili, pureper queſtaragione pare, che egli poneſſe quelli iſtesſi principij; perche eſſendo esſi
corpi ſeparati, prima, che concorrino inſieme alla generatione delle coſe, neſi raccogliono, ne poſſono mancare, ne
ſi diuidono, ma ſempiternamente rittengono in ſe perpetua, & infinita ſodezza. Quando adunque da queſti prin-
cipij inſieme conuenientemente compoſti tutte le coſe naſcere ſi ueda, & eſſendo quelle coſe d’infinite maniere per
natura diſtinte, io ho penſato, che ſia neceſſario trattare delle uarietà, & differenze dell’uſo loro, & dichiarire che
qualità habbiano negli edificij, accioche eſſendo conoſciute, quelli, iquali penſano di fabricare, non errino, ma appa-
recchino le coſe buone è fufficienti all’uſo del fabricare.

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Vitruuio eſpone in queſta parte le diuerſità delle oppinioni de gli antichi filoſofi ccrcai principij delle coſe, & intende (come ho detto,) i Prin-
cipij materiali, cioè quelli, che entrano nella compoſitione delle coſe, ne i quali finalmente ogni coſa ſi riſolue. Dice che Thales uuole, che
del tutto foſſe l’acquaprincipio. Heraclito il fuoco. Democrito, & PEpicuro alcuni corpi da quelli Atominominati, i Pithagorici l’ac-
qua, ilfuoco, l’aere, & la terra uoluto hanno tra iprincipij numerare. Vitr. non contende in questo luogo quale ſia ſtata migliore op-
pinione, maconſente à quella de Pithagorici, che abbracciaua tutti quattro glielementi, & queſto piu chiaramente nel proemio dell’Otta-
uo libro ſi uede, doue ne dice laragione copioſamente, & con dignità della materia, pero chi non uuole aſpettar fino, che ſi peruenga à
quella parte, non gl’increſca uolgere alquante carte, & ritrouare il propio luogo. Ma perche iui non ſi fa mentione di quello, che per
Atomi Democrito intendeua, io dichiaro breuemente la oppinione di quello, & è coſa degna della cognitione dei Filoſofanti. Vedendo
adunque Democrito che tuttii corpi, che hanno parti diuerſe & di nome, & di ragione, compoſti erano di purti, che in nome, & inra-
gione erano ſimiglianti, uolle che anche le parti dinome, & di natura ſimiglianti fatte, & compoſte fuſſero dialcuni indiuiſibili, & inſec-
cabili corpicelli, che Atomi ſi chiamauano. Per intelligenza di queſto mi ricordo hauer detto nel primo libro, cheil corpo humano haue-
ua alcune parti distinte di nome, & dinatura, come ſono i piedi, le mani, il capo, & le altre parti, che ſono come ſtrumenti dell’anima. Disſi, che ciaſcuna di quelle parti diuerſe era compoſta di particelle, che nel nome, & nella natura conueniuano, come ilſangue, l’oſſa, la
carne, perche del ſangue ogni parte èſangue, & ſi chiama ſangue, dell’oſſo ogni parte èoſſo, & oſſo è detta. Della carne ogni parte è car
ne, & è carne nominata, ilſimile uedendo Democrito rittrouarſi in ogni corpo naturale, & uolendo rittrouar iprincipij materiali di quel-
le parti, che nel nome, & nellaragione conueniuano, poſe infiniti principij materiali, & quelli Atomi dimandaua, & benche trouar
non ſi poſſa coſi picciola parte nel corpo, come corpo che ella è, che non ſi poſſa diuidere in altre parti, & quelle ſimilmente in altre, & coſi in infinito, niente di meno ilbuon Democrito tanto da Ariſtotile commendato, uoleua che infiniti corpicelli ſi trouaſſero, che per modo
alcuno non riceueſſero diuiſione, ma fuſſero indiuiſibili, & impartibili. Ma come egli queſto intendeſſe, accioche un tant’huomo non ſia
contraragione biaſimato, io dico che egli bene ſapeua, chela diuiſione deicorpi, & delle parti, & delle particelle di quelli andaua in infi-
nito, ne ſi poteua queſta diuiſione posſibile intender altrimenti; ma dall’ altro canto egli bene conſiderando che i corpi naturali eſſer pote-
uano diuiſi in coſi minute parti, cheniuna di quelle poteſſe preſtar piul’officio ſuo, comes’egli ſi prendeſſe una minima parte di carne, che
non poteſſe far l’operatione della carne, però egli uolle, chei corpi naturali fuſſero compoſti di queſti corpicelli indiuiſibili, non in-
quanto corpi, ma in quanto corpinaturali, & uolle, che queſti infiniti foſſero, cioè dinumero grandisſimo, & difigure diuerſe, & pe-
rò altri ritondi, altri piani, altri adunci, altridritti, altri rittorti, altri di quadrata figura, altri d’altra ſorma facendo, & nel uacuo
del mondo diſpergendoli, uoleua che per la unione, & per la ſeparatione di quelli fatta diuer ſamente ſi produceſſero le coſe, & mancaſſe-
ro, come ci appare; & queſta era l’oppinione di Democrito, perlaquale ſi comprende, che egli uoluto habbia, & creduto, che la natural fi-
gura, & apparenza de i corpi ſia la forma loro ſoſtantiale, & uera; ilche in uero non è, perche la figura è accidente, & non ſoſtanza del-
le coſe. Pare che Vitruuio uoglia, che Democrito habbia hauuto l’oppinione de i Pithagorici, ſe bene egli non ha nominato terra, acqua,
aere, e fuoco, & forſe per questa cauſa nell’ottauo libro non hafatto mentione diquesto. Madichiamo noi anchora alcuna coſa.

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Quattro ſono i principή materiali di tutte le coſe (come uogliono gli antichi) che gli chiamarono primi corpi, & queſti ſono terra, acqua, ae=
re, fuoco, & ſe pir oltra paſſar ſi uoleſſe, egli ſipotrebbe dire anche queſti eſſer compoſti d’altri principή, ma non ſi conuiene piu aden=
tro penetrare in queſto luogo, perche ſi tratta hora di que principή, le qualità de i quali fanno tutte le mutationi, & gli effetti, che nelle co=
ſe ſi trouano, & quelle qualit à eſſer deono maniſeſte, come il calore, l’humore, l freddo, & il ſecco, che ſono à i quattro principή conue=
nienti, per quelle, & in quelle ogni corpo ſi trammuta, come ne i ſequenti uerſi uerſi tolti delle noſtre Meteore per diletto dimoεtreremo.

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Poi che da prima il mondo giouanetto
Moſtrò ſua bella faccia, che confuſa
Ogni forma teneua in un’aſpetto,

Et la diuina mano aprio la chiuſa
A gli elementi, & in gioconda uece
Fu ſua uirtute nelle coſe infuſa,

Delle piaggie mondane anchora fece
L’ordine bello, e il uariato ſtile
A beneficio dell’bumana fpece.

Dalla terra Phumor, l’aura gentile
Dal ſoco ſcielſe, & a que corpi diede
Loco ſublime, à queſti baßo e humile,

Et ſe l’un per diſtanza l’altro eccede,
Pur han uirtù tra lor conueniente,
Si che’l tutto, ch’èqui, d’indi proceded.

E tra lor ben ſi cangiano ſouente. Et la terra nell’acqua riſluta
Rara diuenta, liquida, e corrente.

L’Humor la ſua grauezza anco riſiuta,
E s’aßttiglia in aer, e questi anchora. In ſottilisſimo ſoco ſi trammuta.

In questo uariar non ſi dimora,
Ch’il fuoco ſcema la ſua leggierezza,
Et per la noua ſorma ſi ſcolora.

L’aer lubrico è graue à piu chiarezza
Si moue del liquor, che à maggior ponde
Giugne la ſiccitate, & la ſodezza.

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Coſi natura uariando il mondo
Ripara d’un’in altra la ſemenza
Della coſe, che’l fan bello e gicondo.

Onde’l morir non è ſe non ſtar ſenza
L eſſer di prima, e il naſcer coninciare
Altr’eſſer, altra forma, altr’apparenza;

Queſto continuato uariare
Dello ſtato mondano ordine tiene
Soggetto alle uirtù celeεti, e chiare.

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Ch’indi Peterno corſo lo mantiene
Lo tempra, e lo diſcerne, & uariando
In pro di noi uiuenti lo rittiene.

Et la miſura d’ogni coſa e il quando.

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