Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

DECIMO. ò di lamette. & erano per ordine longo lo ſtrumento diſposte, & collocate obliquamente, fatte in forma di foglia di poro, i Greci le chia-
mano Spatelle Vitr. dalla forma loro le chiama lenguelle, à i capi loro erano attaccate alcune funi picciole, ò Catenelle, lequali ſi legaua-
no a i manichi delle regole, lequali eſſendo toccate è depresſi tirauano per le funi i capi delle lenguelle, & contra la piega loro le uolgeuano,
che poi laſciati i manichi ritornauano al ſuo luogo, & uolgendo le regole faceuano, che i loro bucchi non faceuano ſi ſcontrauano piu con i
bucchi del canale, & del ſommiero. Sicome toccandoſi, que manichi le regole ſi uolgeuano, & ripportauano i bucchi all’incontro uno
dell’altro, & quelle regole al modo, che ſi uſa ſi chiamano teſti.

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Ma à i moggietti ſono le canne continuamente congiunte con i capi di legno, che peruengono alle nari, che ſon nella
caſſ [?] etta, nellequali ſono le anemelle tornite, & iui poſte affine, che riceuendo la caſſetta il fiato, otturando i fori
non lo laſcino piu tornare, coſi quando ſi alzano le ſtanghe, manichi tirano à baſſo i ſondi de i moggietti, & i Del-
finì, che ſono ne i fuſaioli calando nella bocca i cembali riempieno gli ſpaci de i moggietti, & i manichi alzando i
fondi dentro i moggietti per la gran forza, & per lo ſpeſlo battere, otturando i ſori, che ſono ſopra i cembali, fan-
no andar per forza lo aere, che iui è per lo calcare coſtretto, nelle canne, per lequali egli ua ne i capi di legno,
& per le ſue ceruici nell’arca, ma per lo forte mouimento delle ſtanghe il fiato ſpeſſo compreſſo entra per le apertu-
re de i bocchini, & empie i canali di uento, di qui naſce, che quando i taſti toccati con le mani ſcacciano, & ritira-
no continuamente le regole otturando ì fori di una, & aprendo à uicenda i fori dell’altra fanno uſcire i ſuoni ſecon-
do le regole muſicali con molte uarieta di moduli, & d’harmonie. Io mi ho forzato quanto ho potuto, che una coſa
oſcura chiaramente ſia ſcritta. Ma queſta non e ragion facile, ne eſpedita ad eſſer capita ſe non da quelli, che in ta-
li coſe ſono eſſercitati. Ma ſe alcuno per gli ſcritti hauera poco inteſo, quando conoſceranno la coſa come ella ſtà
ueramente ritroueranno il tutto eſſer ſtato ſottilmente, & curioſamente ordinato.

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Imoggietti hanno le lor canne congiunte dalle bande, lequal canne ſi riferiſcono nel trammoggio, perche in eſſo portano il fiato, hanno queſti
moggietti le lor anemelle prima nel fondo poſte di dentro uia, per lequali ſi tira lo aere come per bucchi de i mantici, dapoi dal piede doue
ſono attaccate le canne nella bocca loro hanno ancho le altre anemelle, che s’aprono, accioche quando l’aere e tirato ne imoggietti, e poi cal-
cato, con i ſondelli le anemelle del fondo ſi chiudino, & quelle delle canne ſi aprino, & lo aere entri nelle fiſtule, & uanno al trammog-
gio, lequali deono eſſer con i capi loro ſtagnate nel trammoggio, come ſi è detto della machina di Cteſibio. Alzando adunque le ſtanghe che
hanno le catene, che ſoſtentano i cimbali entrantine i moggietti, ſi aſſorbe l’aere per le anemelle di ſotto, & calcando poi l’aere e ſpinto
per le canne nel trammoggio, & aſcende per la canna del trammoggio alla caſſetta, & ui entra dentro. apronſi i bocchini che Epistomi ſo-
no detti da Vitr. dalla caſſetta à i canali, ne iquali entra lo aere, ma non prima egli ua à far ſuonare le canne, che non ſi tocchi con le dita i ta-
sti, cioe manichi delle regole, perche biſogna col toccar di que manichi uolger le regole, che entrano tra il canone, e il ſommiero, accioche
tutti i bucchi ſi ſcontrino, & ſia libera paſſata dello aere alle canne. 10 diro che Vitr. non ha laſciato coſa pertinente à queſta deſcrittio-
ne ſaluo che la deſcrittione delle lenguelle, ma era coſa nota come erano, & come ſi faceuano, però egli la preſuppone, & dicendo lenguella
parla di una coſa allhora conoſciuta, l’acqua ſcaccia lo aere, & ſa quello effetto, che fa il piombo ſopra i mantici de gli organi nostri.

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139. CAP. XIIII. CON CHE RAGIONE SI MISVRA
IL VIAGGIO FATTO, O IN CA-
RETTA, O IN NAVE.

TRAPPORTIAMO hora il penſier noſtro di ſcriuere ad una non inutile ragione ma con gran
de prontezza dataci da noſtri maggiori con che uia quelli, che ſiedono in carretta, ò nauigando ſa-
per posſino quanti miglia di camino habbiano fatto. Et queſto ſi ſa coſi. Sieno le ruote della car
retta larghe longo il diametro quattro piedi, & due dita. Et queſto ſi ſa accioche hauendo la ruo
ta in ſe un certo, & determinato luogo, & da quello comincie andando inanzi girarſi, & perue-
nendo à quel ſegno certo, è determinato, doue ella cominciò girarſi habbia finito ancho un certo
e determinato ſpacio di piedi dodici, è, mezzo. Poi che queſte coſe coſi apparecchiate ſeranno allhora nel mog-
getto della ruota alla parte di dentro ſia fermamente rinchiuſo un Timpano, ilquale fuori della fronte della ſua ri-
tondezza porgi un eminente dentello. Dapoi dal diſopra del caſſero della caretta conſitta ſia una caſſa, che habbia
un timpano che ſi moua poſto in coltello, & ſia nel ſuo pernuzzo rinchiuſo. Nella fronte del detto timpano ſia-
no i denti egualmente compartiti di numero di quattrocento, & conuenghino queſti incontrandoſi nel dentello del
timpano inferiore. Dapoi al timpano di ſopra da un lato confitto ſia un’altro dentello, che uenghi fuori oltra gli
altri denti. Egli ſi fa ancho il terzo timpano dentato con la iſteſla ragione, & è poſto piano in un’altra caſſa, che
habbia i denti che riſpondino, à quel dentello, il quale è confitto nellato del ſecondo timpano, dapoi nel timpa-
no, che è poſto in piano faccianſi bucchi per poco pm [?] , o poco meno delle miglia di quello, che per lo uiaggio d’un
giorno ſi puo paſſare, perche non ci dara impedimento, in ciaſcuno di queſti bucchi poſti ſiano alcuni ſaſſolini ri-
tondi, & nella caſſa di quel timpano facciaſi un foro, che habbia un canale, per lo quale que ſaſſolini cader posſi-
no nel caſſero della caretta, que ſaſſolini dico che ſeranno poſti in quel timpano, quando uenuti ſeranno dritto ſo-
pra quel luogo, & cadera ciaſcuno in un uaſe di rame, ſottopoſto, & coſi, quando ſia che la ruota andando inanzi
moua inſieme il timpano di ſotto, & il ſuo dentello in ogni giro conſtringa paſſare i dentelli del timpano di ſopra,
ella, fara, che eſſendo uoltato il timpano di ſotto quattrocento fiate, quel di ſopra uoltato una ſola; & il dentel-
lo, che gli è dal lato confitto, fara andare inanzi un dentello del timpano, che ſtà nel piano. Quando adunque per
quattrocento giri del timpano inferiori, ſi uoltera una fiata quel di ſopra lo andar inanzi ſerà di cinquemila piedi,
& di mille pasſi, & da quello quante palle cadute ſeranno ſonando tanti miglia ci daranno ad intendere, che ha-
ueremo fatti. Ma il numero dellê palle dal baſlo raccolto ci dimoſtrera la ſomma de i miglia fatti dal uiaggio d’un
giorno.

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Aſſai facile è la ſopraſcritta dimoſtratione, pure che con ragione Aritbmetica inteſa ſia, però per maggiore dichiaratione ſi dirà, che que-
ſto artificio di miſurare il uiaggio andando in carretta conſiste nella grandezza delle ruote, laqual grandezza eſſer deue certa, & di miſura
conoſciuta, quando adunque ſia, che dal diametro ſi conoſca la circonferenza del circolo, egli è neceſſario far le ruote d’un diametro cer-
to, & miſurato, però Vitr. fa i diametri delle ruote di quattro piedi, & due dita, di dodeci che uanno à far un piede, pero ſono la ſesta
d’un piede, accioche la circonſerenza dellaruota ſia manifesta, & intende per questo, che la circonferenza uolga dodici piedi, è, mezzo,
entrando il diametro tre fiate nella circonferenza del circolo, eſſendo adunque la ruota di dodici piedi è mezzo di circonferanza, & poſto
un ſegno in eßa doue ella tocca la terra, & facendola girare ſopra la terra, finche il medeſimo ſegno ritorne al luogo di prima, hauera
ſcorſo lo ſpacio di dodici piedi è mezzo. Se adunque ogni compito giro di ruota, mi da dodici piedi, & mezzo di terreno uolgendoſi la
ruota quattrocento fiate, mi dar à cinque mila piedi, & ſe uanno uinticinque piedi per paſſo, mi dar à mille pasſi, & mille pasſi mi danno
un miglio, ma accioche ſi conoſca quante fiate la ruota ſi uolga, non ſolamente con gli occhi, ma con l’orecchie, Vitr. ce lo inſegna ſacil-
mente come ſi uede nel teſto, & la figura piu chiaramente lo dimoſtra.

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