Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

127. CAP. II. DELLE MACHINATIONI TRATTORIE DE I SACRI
TEMPI, ET DELLE OPERE PVBLICHE.

PRIMAMENTE ordineremo quelle coſe, che ne i ſacri tempi, & alla perſettione delle opere pu-
bliche ſi apparecchiano, lequali à queſto modo ſi fanno. Drizzanſi tre trauicelli ſecondo la grãdez
za de i peſi, queſti dalle teſte di ſopra congiunti da un pirone, & da baſſo allargati ſi drizzano po-
ſte le funi dalle teſte, & con quelle atorno diſpoſte ſi tengono dritti, legaſi nella ſommità una taglia
detta da alcuni recamo. nella taglia ſono due rotelle, che ne i loro pernuzzi ſi uolgono, per la rotel
la di ſopra ſi fa paſſar il menale, queſta fune dapoi ſi manda à baſſo, & ſi fa andar à torno la rotella
della taglia inferiore, & ſi ripporta alla rotella di ſotto della taglia ſuperiore, & coſi diſcende alla inferiore, & nel ſuo
bucco ſi lega il capo della fune, l’altro capo dellaquale e ripportato tra i picdi della machina, et ne i pianuzzi quadra-
ti delle traui di dietro, la doue ſon allargati, ſi ficcano l’orecchie, ò manichi detti chelonia, ne iquali ſi mettono i capi
de i molinelli, accioche con facilità que perni ſi uoltino. Ma que mollinelli hanno preſſo i capi loro i bucchi tempra
ti in modo, che in esſi poſſono accommodarſi le ſtanghe, ma alla taglia di ſotto ſi legano gli uncini di ſerro, i denti de
iquali s’accommodano ne i ſasſi forati, quando adunque la fune ha il capo legato al mollinello, & che le ſtanghe me-
nando quello lo uoltano, queſto effetto ne naſce, che la fune uolgendoſi à torno il mollinello ſi ſtende, & coſi inalza
i peſi all’altezza, che ſi uuole, & à que luoghi, doue ſi hanno à collocare.

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Qui Vitr. ci dimoſtra come ſi fanno gli ſtrumenti da leuar i peſi, e porli doue fa biſogno nelle fabriche de i tempi, & delle opere publiche. & prima ci parla della taglia, che egli troclea, ò ricamo dimanda: il piu ſemplice modo è drizzare una caualletta, ò gauerna che ſi dica, ditra-
ui, ò antenelle, per uſare i nomi del noſtro Arſenale, accio meglio ſi piglie la pratica ditai coſe. Queſta gauerna ſi fa pigliandoſi tre traui
della groſſezza che puo baſtare à ſoſtener i peſi, queſti ſi drizzano, & di ſopra ſi legano inſieme con pironi, che fibule da Vitr. detti ſono, et
i piedi di ſotto s’allargano, piglianſi poi due taglie, che cuſelle altroue ſi chiamano, la forma dellaquali per la figura ſi manifeſta, che ſono alcune
girelle, che orbiculi da Vitr. raggi da noi dette ſono, che nel taglio dritto la loro circonferenza hãno un canale, nelquale s’mueste il menale, da
Vitr. ductario fune chiamato, le girelle, ò raggi hanno nel mezzo un bucco, doue ui entra un pernuzzo, che aßiculo da Vitr. marſione ſi chia-
ma da noi, questi trappaſſa per lo raggio, che è poſto fra un legno tagliato & cauato, & ſopra quello ſi uolge. Attaccaſi adunque una taglia
alla parte di ſopra, & l’altra ſi ſerua per porla di ſotto, & l’ordimento è tale, pigliaſi la fune, & un capo di eſſa ſi trammette nel canale del
raggio di ſopra, dapoi ſi cala al piu baſſo raggio della taglia di ſotto et trappaſſato ꝑ lo ſuo canale, ſi ripporta al raggio di ſotto della taglia ſope
riore, & fattolo paſſare, ſi cala nel raggio di ſopra della taglia inferiore, & iui ſi lega, l’altro capo della fune, che in abandono ſi laſcia, o perche
con le mani à forza tirato ſia, ò ſi raccommanda ad un mollinello, ilquale tra i piedi della gauerna, nelle orecchie, che Vitr. Chelonia, noi casti-
gnole, ò gattelli chiamamo, ſi uolge, con alcune ſtanghe, ò manouelle, o pironi, che ſi dichino, che uectes da Vitr. dette ſono, che entrano nelle te
ſte del molinello, i peſi ſi attaccano ad alcuni uncini, che noi ganzi chiamamo, & Vitr. ſorcipi li dimanda, queſti ſono alla taglia di ſotto atto attacca
ti, congiunti, come dimoſtra la figura a, & il reſto è chiaro per la figura b. doue è la taglia di ſopra, & per la figura. c doue è la caualetta, che
ancho ponte da alcuni è detta, & alla figura. d. doue è il molinello, & le ſorti de molinelli, argani, ò naſpi, che ſuccule, & ergata da latini, ò gre-
ci ſi chiamano, ſono alle ſigure e. ſ. ſi come le ſorti de i ganzi, uncini ò forcipi ſono alle figure. i K l. posto adunque la pratica delle taglie ueni-
rò alla ragione di eſſe, accioche ci ſia noto la coſa ſignificata, è quella che ſigniſica, la fabrica, e il diſcorſo, l’effetto, et la cagione delle coſe. Non
è dubbio che ſe ad una ſemplice fune ſi attacca un peſo, poniam caſo di mille libre, che tutta la fatica & forza non ſia unitamente da quella fune
ſostenuta, che poi ſe la detta fune ſer à raddoppiata, & à quella una taglia d’un raggio apposta doue penda quel peſo, che la fune non ſia per ha
uer il doppio meno di fatica, et il doppio meno di forza non baſti ad alzar quel peſo, hor che ſera poi, ſe ci ſeranno due taglie, ò piu? ò ſe ſi mol
tiplicheranno i raggî? non ſi partir à quel peſo in piu parti? non ſi maneggiarà piu ageuolmente, non ci uorrà molto menor forze à tirarlo? cer
to ſi, & di modo, che ſel primo raddoppiamento leua la metà del peſo, il ſecondo alquale reſta una metà leuerà uia la metà di quella metà che
ſerà la quarta parte di tutto’l peſo, et dalla quarta parte della forza di prima ſera il detto peſo leuato, la doue ſe non fuſſe la grauità delle funi,
l’aſprezza de i raggi, et la tardezza del moto per li molti rauolgimenti della fune, che ſono i diffetti nõ della forma, ma della materia, un fanciul
lo preſtamente alzarebbe un ſmiſurato peſo, ma dar il ſapone alle funi, l’ugnere i raggi, il far bene le taglie con i raggi dricti, l’accõciar i menali,
che non s’intrichino, ò rodino inſieme, eſſendo i pernuzzi à miſura, et proportionati, fanno ageuoli queſte fatiche, è tãto piu ſe gli aggiugnemo
i molinelli, che leuano la lor parte del peſo, & della fatica, come il moltiplicar delle taglie, et de i raggi, et questi ancho piu ageuolmente ſi mouo
no, quanto le loro stanghe ſono maggiori, ꝑche la lunghezza ſi allontana dal centro, che è immobile, è tanto detto ſia della ragion@ delle taglie.

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