Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

Delche ſeparatamente ſi deue renderne conto. Le stelle percoſſe nella parte che detto hauemo, & dal raggio del Sole triangolare ſono rattenu-
te, che non poſſono tener dritto il corſo loro, & dalla forza del calore ſono in alto leuate, ma queſto non coſi presto ſi può comprendere dalla
uiſta nostra, & pero pare che ſtiano, di doue è preſo il nome di Statione. Dapoi la forza dello iſteſſo raggio ua inanzi, & il uapore le ſerza
tornar à dietro, come da quello ripercoſſe.

Eſpone questo luogo il Zigliero, & dice. Dichiamo auanti, che altro ſi dica la intentione di Plinio in ſomma pigliando lo eſſempio dal monte
Etna. iui ſi pone il uapore del fuoco concetto nel fondo della terra manda fuori le pietre affocate, coſi il Sole ſcaccia le ſtelle, che ſe gli troua-
no appreſſo i luoghibaßi, & uicini alla terra, ma in questa parte, questo manca allo eſſempio predetto, percioche alle pietre non ſoprauiene
da luogo alto altro uapore, che le faccia ritornar nel fondo, perche di natura loro diſcendono, ma il Sole di nouo ſoprauiene col ſuo uapore,
& rincalza le ſtelle uerſo la terra.

Queſta ragione dice Plinio eſſer ſua priuata, & non di altri, ſecondo, che eſpone il Zigliero. Ma poi pare che egli ſi merauiglie di Plinio, perche
la predetta oppinione molto prima da Vitr. nel preſente luogo è ſtata dichiarita. Tanta diuerſita uiene alle stelle, percioche iraggi del Sole
in altro tempo ſott entrano, & quelli ſcaccia in alto, & in altro tempo ſormontano, & quelli deprimeno à terra. Queſta oppinione (dice
il predetto) ſi può con molte, & euidente coſe rifiutare. Tra lequali questa ne e una, in che modo può ſtare, che il Sole, che è piu baſſo alle
s [?] ſere delle Stelle ſoprauegna alle ſtelle, & le ſcacci, & le sforzi à tornare, che ſe foſſero tutte le ſtelle in una ſoperficie d’una sfe [?] ra, il Sole pero
ſtando preſſo terra, nel naſcere, ò nel cadere potrebbe tirar la stella, che fuſſe in alto, & nella ſua ſtatione. Oltra di queſto come ſi puo ima-
ginare, che i corpi celesti, che per natura hanno i loro mouimenti, ſiano all’imperio ſole ſcacciati, & quello imperio non ſia modera-
to, ma uiolento ? coſa, che eternamente non potrebbe durare. Aggiugneſi, che non ſi conuiene trasferire à ſcacciamenti fortuiti quelle coſe,
che indubitatamente riferite ſono à ritondi giri come à ſeſta ordinati, & pero molto bene ſi conuiene, & Plinio, & Vitr. in queſto paſſo, & ua giu ancho la dubitatione, & la ſolutione di Vitr. ſecondo i modi, che noi di ſopra eſposti hauemo in ſaluare la diuerſità de i mouimenti.

112.1.

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Ma la Stella di Gioue correndo tra la Stella di Saturno, & di Marte fa maggior uiaggio, che Marte, & minor, che Satur
no. Et ſimilmente le altre ſtelle quanto piu lontane ſono dall’ultimo Cielo, & piu uicine à terra ſi uolgono, tanto piu
preſto pare, che finiſchino i corſi loro, perche ciaſcuna di quelle facendo minor giro piu ſpeſſo ſott’entrando paſſa
quella, che è di ſopra à ſimiglianza di quello, che auuenirebbe, ſe in una ruota di Boccalaio poſte fuſſero ſette formi-
che, & tanti canali fatti fuſſero, nel piano della ruota prima d’intorno al centro, dapoi à poco à poco creſceſſero, & maggiori fuſſero appreſſo l’eſtremità, & che ne i detti canali conſtrette fuſſero, le formiche à raggirarſi caminando
tuttauia la ruota nella parte contraria, egli è neceſſario, che quelle formiche per tanto di meno uadino contra la uol-
ta della ruota, & quella, che ſarà piu uicina al centro nel ſuo canale, ſerâ piu preſta à dar la uolta ſua, & quella, che fa
ra l’ultima, & maggiore circonferenza della ruota, benche ſia egualmente ueloce nientedimeno per la grandezza del
giro, che ella ha à fare, molto piu tempo ponera in fornire il corſo ſuo. Simigliantemente le ſtelle, che uanno con-
tra il corſo del mondo di loro propio mouimento fanno i propij giri, ma uolgendoſi ogni giorno il Cielo ſi uanno ſo-
pra auanzando.

112.1.

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30

Quello che dice Vitruuio in queſto luogo è facile, & bello, & è ſtato da poſteriori uſurpato per dare ad intendere il contrario mouimento delle
sſere de i pianeti.

Ma che altre ſtelle ſiano temperate, altre calde, altre fredde, queſta pare che ſia la ragione. Ogni fuoco ha la fiamma ſua,
che aſcende, il Sole adunque abbrucciando con i raggi ſuoi fa la parte Etherea, che è di ſopra, rouente.

Cioe come ſerro, che bogliente, e tratto dal ſnoco.

In quei luoghi doue la Stella di Marte traccore, & però quella Stella ſi fa feruente dal corſo del Sole. Ma la Stella di Sa-
turno, perche è prosſima alla eſtremità del mondo, & tocca le congelate parti del Cielo, è grandemente fredda, & da
queſto prociede, che hauendo Gioue ad andare di mezzo tra queſta è quellla, dal freddo, & dal caldo di quelli, come
nel mezzo, tiene effetti conuenienti, & ſommamente temperati.

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Tuttauia Vitr. ua ragionando da Architetto, però non è che ſi affattichiamo in contradirgli, hauendo per certo, che ne freddo, ne caldo, ne qua-
lità, ne pasſione ſia la ſu, doue ſono quei Celeſti, e luminoſi corpi, i quali ſono ſtimati di ſuoco, perche rilucono, ma inuero ſono inalterabili, & impatibili, ne perche riſplendono, ſi deue ſtimare, che ſiano di ſuoco : imperoche molti animali, & molte ſcorze d’alberi, & molte ſquame di
peſci rilucono à mer auiglia, ne però hanno in loro fuoco alcuno, & ſe quella Stella è detta calda, & queſt’altra ſredda, non e ſenon perche
hanno tal uirtù di produrre qua giu ſimili effetti, la doue lo influſſo altro non e, che occulta qualità de i corpi Celeſti, che non puo eſſer impe-
dita da alcuno corpo trappoſto. Ma torniamo à Vitr.

Io ho eſpoſto come ho da miei precettori hauuto della Zona ornata de i dodici ſegni, & delle ſette Stelle, & della loro
contraria fatica, con che ragione, & con che numeri paſiano di ſegno in ſegno, & finiſcono il corſo loro. Hora io di-
rò, come creſca e ſcemi la Luna, in quel modo, che da maggiori ci è ſtato laſciato. BEroſo, che dalla Città, ò uero
dalla natione de i Caldei, uenne in Aſia, & fece chiara la diſciplina de Caldei, coſi ha confermato, che la Luna è da una
metà come una palla lucente, & acceſa, & dall’altra è di colore Celeſte, & quando ella facendo il ſuo giro ſott’entra
al cerchio del Sole, allhora è da i raggi, & dal impeto del calore attratta, & fatta rouente, perche il ſuo lume, ha pro-
pietà col lume del Sole, & come richiamata, & riuolta guarda le parti di ſopra, allhora la parte inferiore della Luna ci
appare oſcuta, imperoche per la ſimiglianza dello aere non è rouente, & quando ſta à piõbo de i raggi del Sole, dicea
Beroſo, che tutta la parte luminoſa era rittenuta uerſo la parte di ſopra, & allhora chiamarſi prima Luna. Ma poi che
pa ſſando piu oltre ella ua alle parte Orientali del Cielo, abbandonata dalla forza del Sole, la eſtrema parte della ſua
chiarezza con molto ſottil ſilo manda à terra il ſuo ſplendore, & coſi per quella cagione è detta ſeconda Luna, & con
tinuando ogni giorno à rimettere, & rilaſciare il ſuo giramento, e detta terza, & quarta Luna. Ma nel ſettimo giorno
ſtando il Sole à Leuante, & la Luna tenendo le parti di mezzo tra Leuante, e Ponente, perche con la metà per lo ſpa
cio del Cielo è diſtante dal Sole, ſimilmente hauerà la metà della ſua chiarezza, riuolta alla terra. Ma quando tra il
Sole, & la Luna ſerà la diſtanza di tutto lo ſpatio del Cielo, & che il Sole trammontando riguardera à dietro il cer-
chio della naſcente Luna; perche ſara diſtante molto da i raggi del Sole rilaſciata nel quartodecimo giorno mande-
ra lo ſuo ſplendore da tutta la ruota della faccia ſua: & ne gli altri giorni quottidianamente ſcemando alla perfettio-
ne, e compimento del meſe lunare con i ſuoi giri, & con eſſer riuocata dal Sole ſott’entrera col corſo ſuo la ruota, & i raggi ſuoi faranno le ragio ni de i giorni di meſe in meſe. Ma io eſponero in che modo Ariſtarcho Samio Mathema-
co ci ha laſciato gli ammaeſtramenti della uarieta della iſteſſa Luna con gran prontezza d’ingegno. Non ci è aſcoſo
la luna non hauer da ſe lume alcuno, ma eſſer come uno ſpecchio, & riceuere il ſuo ſplendore dallo impeto del So-
le. Imperoche tra le ſette ſtelle la Luna fa il corſo ſuo breuisſimo piu uicino alla terra, adunque ogni meſe ella
ſi oſcura ſotto la ruota, & i raggi del Sole il primo giorno prima, che ella gli paſſa, & quando è col Sole, ſi chiama no-
ua Luna. Ma il di ſeguente dalquale eſſa e ſeconda nominata; trappaſlando il Sole da una ſottile apparenza della
ſua rotondita, quando poi per tre giorni s’allontanara dal Sole, creſce, & piu illumina. Ma ogni giorno partendoſi,
giunnta al ſettimo di eſſendo lontana dal Sole, che trammonta d’intorno al mezzo Cielo luce per la metà, & quella
parte, che riguarda al Sole quella è illuminata, ma nel decimoquarto giorno eſſendo per diametro nello ſpacio del
mondo dal Sole diſcoſta, ſi fa piena, & naſce quando il Sole trammonta, imperoche diſtante per tutto lo ſpacio del
mondo è cõtrapoſta, & dallo impeto del Sole riceue il lume di tutto il ſuo cerchio, ma naſcendo il Sole alli 17 giorni
la Luna è all’Occidente abbaſſata, & nel 21 quando è leuato il Sole la Luna quaſi tiene le parti di mezzo il Cielo, &

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