Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

88. CAP. X. DE I COLORI ARTIFICIOSI.

HORA io entrero à quelle coſe, che mutate con le tempre delle meſcolanze d’altre maniere, riceuo-
no le propieta de i colori. Et prima io diro dello inchioſtro, l’uſo del quale nelle opere ha grande
necesſita, accio manifeſte ſiano le tẽpre, in che modo con certe ragioni di artefici ſiano preparate. Il luogo edificato come il Laconico, & di marmo ſi poliſce, & ſi liſcia ſottilmente, dinanzi à queſto
ſi fa una picciola fornace, che ha le apriture di dentro uerſo il Laconico, & la bocca ſua di fuori ſi
chiude, & abbaſſa con gran diligenza, accioche la fiamma disſipata non ſia di fuori, nella fornace ſi
pone della reli [?] na, ò raſa, & queſta bruſandola la forza del fuoco conſtrigne mandar fuori per le apriture tra il Laco-
nico il fumo, ilquale d’intorno i pareti, & la curuatura della camera ſi attacca, dapoi raccolto parte ſi cõpone battu-
to co la gomma ad uſo dello inchioſtro librario, parte i copritori meſcolandoui della colla uſano ne i pareti. Ma ſe
non ſeranno queſte copie apparecchiate, coſi alla necesſita ſi deue prouedere, accioche per lo a ſpettare, & induggia-
re l’opera non ſia trattenuta. Sian abbruſciate le taglie, ò ſcheggie dell’arbore Teda, & fatti di esſi i carboni ſiano
eſtinti, & poi nel mortaio con la colla piſtati, & coſi ſi fara una tinta per coprire, che hauera del buono. Similmen-
te auuerra ſe la fece del uiuo ſeccata, & cotta ſera nella fornace, & poi peſtata con la colla fara aſſai grato il colore del
l’inchioſtro, & quanto piu ſi fara di miglior uino nõ ſolo fara imitare il colore de inchioſtro, ma ancho dello Endego.

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89. CAP. XI. DELLE TEMPRE DEL COLOR CERVLEO.

LE tempre dello Azurro prima ſono ſtate ritrouate in Aleſſandria. Dapoi Veſtorio à pozzuolo or
dino che ſi faceſſe. La ragione di quel colore, di che coſa ſia ſtata ritrouata, dà da merauigliare aſſai
perche egli ſi peſta l’arena col fiore del Nitro, coſi ſottilmente, che diuenta come farina, & meſco-
lata col rame di Cipro limato ſi bagna, accio che ſi tenga inſieme, dapoi riuoltandola con le mani
ſi fanno palle, & ſi mettono inſieme di modo, che ſi ſecchino. Queſte ſecche ſi compongono in un
uaſo di terra, che poi ſi mette in fornace, coſi il rame, & quell’arena quando dalla forza del fuoco
bogliendo mneme, ſi haueranno ſeccato dando auicenda, & riceuendo i ſudori, dalle loro propieta ſi partono, & compoſti delle loro coſe per la gran forza del calore diuentano di color azurro. Ma l’arena abbruſciata, che nel co-
prire i pareti, ha non poca utilita, ſi tempra in queſto modo. Cuoceſi una zoppa di pietra azurra buona ſi, che ſia
dal fuoco come il ferro affocata, quella con aceto ſi eſtingue, & diuenta di color purpureo.

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90. CAP. XII. COME SI FACCIA LA CERVSA, IL
VERDERAME, ET LA SANDARACA.

DELLA Cerufa, & del Verderame, & che da noſtri Eruca ſi chiama, non è fuori di propoſito à dire
in che modo ſi faccia. I Rhodiotti mettendo ne i dogli le limature di piombo, ſpargono quelle di
aceto, & ſopra quelle limature ui mettono le maſſe di piombo, & otturano con i coperchi ſi fatta-
mente que dogli, che non poſſono reſpirare, dopo un certo tempo aprendogli ritrouano la Ce
ruſa, ò Biacca, che ſi dichi dalle maſſe di piombo. Et con la iſteſſa ragione ponendoui le lamelle di ra
me, fanno il Verderame nominato Eruca. Ma la Ceruſa cuocendoſi nella fornace, cangiato il ſuo
colore allo incendio del fuoco diuenta Sandaraca. (Che noi Minio chiamiamo.) Et gli huomini hanno imparato queſto
dallo incendio fatto à caſo, & quella e di minor utilita, che quella, che nata da metalli ſi caua.

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91. CAP. XIII. IN CHE MODO SI FACCIA L’OSTRO ECCELLEN-
TISSIMO DI TVTTI I COLORI ARTIFICIALI.

IO incominciero hor’à dire dell’Oſtro, ilquale rittiene, & carisſima, & eccellentisſima ſuauita del-
l’aſpetto oltra i predetti colori. Queſto ſi coglie dalle marine cocchiglie, delquale ſi tigne la purpu-
ra, & di quello non ſon minori le merauiglie à chi conſidera, che delle altre nature delle coſe. Percio
che non ha il colore d’una maniera in tutti que luoghi, che naſce, ma dal corſo del Sole naturalmen
te ſi tempra; Et pero quello, che ſi raccoglie nel Ponto, & nella Gallia, perche quelle parti ſono uici
ni al Settentrione, e nero. A chi ua inanzi ſotto al Settentrione e liuido, quello, che ſi ha dall’Orien
te, & occidẽte equinottiale e di colore uiolino, quello, che ſi caua nelle parti di mezzodi è roſſo, & pero queſto roſſo,
ancho ſi genera nell’iſola di ſhodi, & in altre parti, che ſono uicine al corſo del Sole. Quelle conchiglie quando ſono
raccolte, con ferri ſi fendono d’intorno, dallequal percoſſe ne uiene la Sanie purpurea come una lagrima, che goccia. Cauata ne i mortai piſtandoſi ſi apparecchia, & quello, che dalle teſte marine ſi caua per queſto e ſtato Oſtro nomi-
nato, & queſto per la ſalſugine preſto ſi fa Sitibondo, ſe egli d’intorno non ha il mele ſparſo.

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92. CAP. XIIII. DE I COLORI PVRPVREI.

FANNOSI ancho i colori purpurei tinta la creta con la radice de Rubbia, & Hiſgino. Ft ſimilmẽte
da i fiori ſi fanno altri colori, & pero quando i tintori [?] uogliono imitare il Sil Attico, gettando la uiola
ſecca in un uaſo la fanno bollire con l’acqua, dapoi quando e tẽperata la gettano in una pezza, & con
le mani ſtruccandola riceueno l’acqua di uiole colorita in un mortaio, & di quella infondendoli la cre
ta roſſa, & piſtandola fanno il colore del Sile Attico, con quella iſteſſa ragione temprando il uacinio,
& con quella meſcolando fanno la purpura bella. Et ancho chi non puo per la careſtia uſare la chriſo
colia tingono l’herba, che ſi chiama Luteo di azurro, & uſano un colore uerdisſimo, et queſta ſi chiama infectiua, cioe
tintura, Appreſſo per la inopia del Endego tignẽdo la creta Selinuſia, ouer l’annularia, & il uetro detto Hialo imitan
do uanno il colore dell’Endego. Io ho ſcritto in queſto libro quanto mi è potuto uenir in mente con qual coſe, & con
che ragione alla diſpoſitione della fermezza, & bellezza biſogna farle pitture, & che forze habbiano in ſe tutti i co-
lori. In ſette uolumi adũque, terminate ſono tutte le perfettioni delle fabriche, e dimoſtrato, che opportunita, è com-
modo hauer debbiano. Nel ſeguente io trattero dell’acqua, in che modo ſi troue, doue non è, & con che ragione ſi con-
duca, & con che coſe ſi prouera ſe ella e ſana, & idonea all’uſo.

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La Rubbia, e detta Ruggia, et ſi uſa uolgarmente da tintori de panni Hiſgino, e Vacinio, e Hiacintho, e una iſteſſa coſa, la creta Selinuſia di color di
latte, & l’annularia e bianca, nel resto io non ho prouato queste coſe, ne uoglio empir il libro di ricette.

93. IL FINE DEL SETTIMO LIBRO.

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