Full text: Vitruvius: I Dieci Libri dell' Architettvra di M. Vitrvvio

CVINTO. 
piendo il Sole la ritondezza del theatro l'aere nella curuatura rinchiuso non potendo uscire, raggirando si scal¬ 
da, & affocato cuoce, e scema l'humore de i corpi, & pero grandemente si deono fuggire le parti nociue, & eleg¬ 
ger le sane, è, buone. 
Questo è facile, ne ha 
isogno di espositione: eleggasi adunque il luogo sano, & facciasi il Theatro nella Cittâ, come di fuori il Circo, hora ue¬ 
gnamo alle fondamen 
Piu ageuole sera fondare ne i monti, ma se in piano, ò in luogo palustrę, per necessità si faranno le fondamenta, biso¬ 
gnera, che quello si fa sotterra, & i rassodamenti, si facciano in questo modo, che di sopra nel Terzo Libros'è detto 
delle fondationi de i Tempi. 
Ben ha detto in luogo palustre per necessitâ, perche non ci ha consegliati di sopra, che in luoghi mal sani facciamo i Theatri: ma la necessita 
non ha legge, & perche non può esser un luogo palustre e sano? di quella sorte, che egli ha detto esser sane le paludi d'Altino, d' A quileo¬ 
1. & come sono hoggi quelle di Vinetia, doue si fonda con mirabil arte sopra le paludi ogni grandedificio? Fornite le fondamenta di¬ 
Sopra le fondamenta i gradi da terra far si deono, di pietre ò di Marm 
Da terra (cioe subito sopra le fondamenta) IGradi (Ecco che la prima consideratione dopo la sanità del luogo, è di accommodar le persone, 
Far si deono adunque le gradationi subito sopra terra, di pietre, ò di Marmi, & questa pompa di fabricare era molto lontana dalla rozza 
antichità, come dice Ouidio. 
Sedean sopra i Cespugli le brigate 
u prima i giuochi ò ROMOLO facesti 
Semplicemente era la Scena ordita 
Quando per aiutar i tuoi D 
De i Sabini le Vergine prendesti. 
Ne i folti boschi con le frondi ornate 
L'hirsute chiome della gente unita 
Allhor non eran drizzati i pe 
Per sostener le uele, ne toglies 
Dall'ardore del Sol'eran guardate. 
Per far Theatro da questi, & da quelli 
Monti li Marmi ne fusti si uano, 
Che dipignisti i pulpiti col grano. 
Soleuano ne i di solenni raunarsi i contadini insieme per le uille, & farsi diuersi facrificij, & giochi rusticali, & questa usanza piacque tanto à 
gli Atheniesi, che furono i primi, che la introducessero nella Cittâ, & il luogo, nelquale si faceuano quei giochi nominarono Theatro. IRo¬ 
mani dapoi dilettandosi di simili 
ostumi uolleno anc 
sii Theatri nella Città, ma non gli fecero da prima so¬ 
perbi, & alti, & di pietre 
gge del Theatro di M. Scau 
& tutta uia facendogli di legno, & à tempo, come si le¬ 
ma di legno, & con qualche occasione, spesero poi n 
ro edile fatto per un solo mese di legno capace di. ottantamila persone, che haueua una scena di tre ordini, con trecento sessanta colonne di Mar 
mo, doue quelle del primo ordine eran di trent'otto piedi. La parte infiriore della scena era di Marmo, ladi mezzo di Vetro, la di sopra 
tutta dorata, & tra le colonne ui eran per adornamento da tre mila figure di metallo. Questo Theatro fu il piu grande, che gia mai sia sta¬ 
to edificato; perilche non potendo Curione, che per l'essequie del padre ne uolle far uno, aggiugnere à quella grandezza, riccorse per aiuto 
alla industria, perilche fece due Theatri amendue sopra perni in modo bilicati, e sospesi, che si poteuano facilmente girare. Sotto quelli era¬ 
no le case, & i coperti, doue stauano quelli, che con Argane, e ruote uolgeuano le gran machine di quelli. Fu cosa merauigliosa (come dic 
Plinio) & quel popolo, che era uincitor del mondò, applaudeua in un suo tanto pericolo, perche una traue di quella machina, che si fusse rot¬ 
oinare. Questi Theatri uoltauano la lor curuatura una incontra l'altra, perche le uoci de i recitanti non si con¬ 
tta la fabrica poteuar 
sero insieme. Si con 
igiugneuano poi con le corna, & faceuano uno Amfit 
heatro dapoi il mezzo di per li giuochi de igladiatori, e tut¬ 
ipeio di farne uno, che douesse lungamente durare, e 
Igeua. Venne poi uoglia, à, Gn. Pom 
tauia essendoui sopra il popolo si rii 
ificamente, & fu molto celebre, oltra il quale ne fu un i Leone di Marcello figliuolo di Ottauia 
rò lo fece di pietra, & ornollo magni 
di Augusto capace di ottantamila persone, & un altro che Cornelio Balbo fece à richiesta, è persuasione pure di Aug 
gusto, che era desidero¬ 
so di ueder la Città molto adorna di fabriche, & edificij di Roma (come dice Vitr.) nella Epistola. Ma tornamo à Vitr 
Sopra le fondamenta dalla sustruttione si deono far i gradi di pietra, ò di Marmi, le cinte secondo l'altezza di Theatri 
per la rata parte, ne piu alte di quello, che serà la larghezza della cinta per doue si ua à torno. 
Questo luogo ha bisogno di buon intendimento, però douemo auuertire che se bene io ho detto gradi, intendo però quello, che uuole, e 
& intende 
Vitr. per quel nome, che egli dice Gradationi, cioe tutta l'opera, & fabrica della salita, & dico, che le precintioni, che io ho detto 
tro non sono, che diuisioni d'intorno i gradi per lo piano dellequali, si caminaua à torno, & uuole Vitr. che siano tanto alte, quanto e la l. 
2z3a del piano per doue si camina, che Vitr. chiama itinera questi piani, & rende la ragione perche queste precintioni deono esser cosi al¬ 
come i loro piani, e dice 
Perche se piu alte seranno scaccierauno le uoce alla parte di sopra, ne lascieranno che udite sieno le parole intiere, e ter¬ 
minate con quello, che significano da quelli, che sederanno ne i seggi, che sono sopra le cinte. 
Se la cinta sera piu alta, che il suo piano largo, certo è, che la uoce percuotera in quella, perche non potra terminare per dritta linea alla parte 
di sopra, essendo ribattuta, e rotta dall altezza della cinta, & però per rimediare à questo disordine dice. 
Et in somma cosi è necessario che si gouernamo, che tirando una linea dal piu basso al piu alto grado, tutte le estremita 
de i gradi, & tutti gli anguli sian toccati da quella, & cosi la uoce non sera impedita 
lo, & la corda, e 
Dice linea, cioe, ò corda, ò sacoma, ò filo di ferro, & questo modo è ragioneuole, perche cosi dritta andera la uoce, come il fil 
se la corda non è impedita, non sera ancho impedita la uoce. Ma Vitr. non ci da regola qui dell'altezza de i Theatri secondo la rata part 
into era la piazza di mezzo, perche uidero, che la uoce si perd 
pero douemo auuertire, che i Theatri¬ 
sono stati fatti da alcuni tanto¬ 
ente s'udiua ne i piu alti, ma qui 
potra espedire dal luogo, & dal dissegno, & dalle regole, che si 60 
ua ne i Theatri piu bassi, & piu durame 
daranno. Ecci un'altra regola che riguarda alle persone, che ui uanno, & e quella, che Vit. pone qui sotto dicendo. 
Bisogna disporre molti, è spatiosi aditi, & fargli in modo, che quelli di sopra non s’incontrino con quelli di sotto, ma 
da ogni parte drizzati, & continui senza pieghe, ò uoltamenti, accioche licentiate le persone da gli spettacoli, non 
siano calcate, & oppresse, ma possino da ogni parte uscire senza impedimento. 
Quella ragione, che è dell'uscire, è ancho dell'intrare, ascendeua il popolo per gradi coperti, & riusciua sopra i piani delle cinte gia dette. Era¬ 
riposati, e maturi, per queste i 
no di qua, & di la le scale altre commode, & 
aperte, altre piu dritte è coperte; per quelli ascendeuano i piu 
mp; allo appetito d'ogn' uno. Seguitan l'altre rogole. 
piu curiosi, è presti, in modo, che era prouist 
Deuesi ancho grandemente auuertire che il luogo non sia sordo, ma in esso liberamente chiara, & ispedita la uoce possa 
uagare, & questo si potra fare se egli si eleggera luogo, doue la rissonanza impedita nons 
però dice. 
Vitr. uuole render la ragione della forma del Theatro, & prende argomento dal moto della uoce, 
lito: Questa si moue con infiniti r 
La uoce è spirito, che scorre, & percossa dello aere, che peruiene al senso dell 
quà riposata gettandosi una pietra, nascessero innumerabili cerchi dell'o 
giramenti, non altramente, che se nell'ac 
da, crescendo à poco à poco dal centro, & allargandosi quanto piu potessero, se non fussero interrotti dalla strettez¬ 
za del luogo, o da qualche offesa, che non permettesse que giri dell'onde terminare fin doue si stendessero, con la 
istessa ragione, & giramento si moue la uoce.
	        
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