Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

33. CAPOX.
Degli errori della mutazione dell 3 Ordine delle parti, dell’ uſo, e della mala
corriſpondenza loro.

LA mutazione dell’ ordine delle parti, e delle membra loro è uno errore di
molta importanza; poichè dove non ſi oſſerva ordine, quivi è confuſione,
e dove è confuſione, ivi è deformità, ed ove queſta ſi vede, non regna per-
fezione alcuna. E però ciaſcuno Architetto nei diſegni, nei modelli, negl’ inta-
gli delle pietre, dee con ogni accorgimento procurare, che non ſi muti l’ ordine
delle membra, delle parti delle fabbriche, e degli ornamenti loro, per non eſ-
ſer occaſione, che le forme loro rieſcano confuſe, e deformi; poichè ciò non
facendo, permetterebbe, che non procedeſſero da buona ragione d’ Architettura,
nè più degno ei ſarebbe del nome d’Architetto.

Ma affinchè ſi manifeſti la condizione di queſti errori, che a guiſa d’Idra,
ſono un moſtro di più capi, primieramente diremo, il primo dei ſuoi Capi
eſſer quello, che conſiſte nel collocamento de’corpi, cioè, quando i minori ſi
ſottopongono ai maggiori, e i rotondi ai quadrati. Imperciocchè il collocare
i corpi minori ſotto ai maggiori, non ſolo è contro all’Arte, ma eziandio con-
tro la Natura, come ſi vede negli alberi, dove la parte del tronco vicina alle
radici è ſempre più groſſa, e quella, che ſegue appreſſo, va minorando fino alla
cima, vale a dire, è più ſottile, poichè quanto più s’inalza, tanto più s’aſſot-
tiglia. E a imitazione di queſto (imperciocchè anche le fabbriche ſon dette
naſcenti) per regola d’Architettura ſempre le parti, che più s’accoſtano alla
ſuperficie del terreno, e al fondamento, tanto più debbono eſſere di maggior
groſſezza; ma però ſecondo la regola della proporzione; e quelle, che più ſi di-
ſcoſtano, e aſcendono, avvicinandoſi alla cima, più ſi debbono diminuire, sì
per cagione di non accreſcere il peſo, e di non poſare i corpi ſuperiori in falſo,
sì ancora per cagione della grazia dell’opera. Si avverta però la diminuzione, che
si fa ſoltanto nelle groſſezze; poichè nelle altezze, piuttoſto ſi accreſce proporzio-
nevolmente la miſura, per cagione della lontananza, come altrove ſi è accennato.

Per la ſteſſa ragione il ſecondo capo appariſce, quando i corpi rotondi ſi pon-
gono ſotto ai quadrati, come nei primi ordini di qualche ornamento, po-
nendoſi le colonne tonde, e nei ſecondi le quadrate. Ma ſi potrebbe forſe
dire, ciò non eſſere errore; poichè i corpi tondi non avendo angolo alcu-
no, ſono più forti, e più atti a reſiſtere al peſo, come ſi ritrae da Vitruvio,
il quale in ciò preferiſce le torri tonde delle mura delle Città alle poligone,
cioè, di molti angoli. Ciò è vero in quanto alle torri; ma non ſi può adat-
tare ai corpi, che ordinatamente ſi pongono l’un ſopra l’altro, perchè non con-
vengono nella medeſima ragione; concioſſiachè le torri ſieno eſpoſte a far teſta
alle offeſe, che vengono loro incontro; dove queſti corpi ſi fanno reſiſtenza fra
loro, cioè, quelli, che ſono ſotto, reſiſtono alla gravitazione di quelli, che ſtan-
no lor ſopra. Anzi per diverſo fine ſi antepongono le torri tonde alle angolari,
dal fine dei corpi tondi poſti ſotto ai quadrati: queſti debbon fare buon fonda-
mento ai corpi, che vi ſi poſano ſopra; e quelli dovevano far valida reſiſten
za all’ urto degli arieti, e ora alle percoſſe delle Artiglierie, benchè ſi ricuſino
dalla moderna ragione di fortificazione, diverſa dall’antica, a motivo della mi-
lizia diverſa, e della nuova maniera delle armi offenſive. E però all’ obiezione ſi
riſponde, che i corpi rotondi, gli angolari, e i quadrati, ſi poſſono conſiderare
in due modi, cioè, o in quanto i quadrati ſi traggono dai rotondi, come il con-
tenuto dal continente, e l’effetto dalla cagione, ſiccome ſi ritrae dalla propoſizio-
ne XV. del 13. e dalla XXI. del 14. Libro d’Euclide: o in quanto i tondi ſi ca-
vano dai quadrati, per mezzo del taglio ſcambievole delle linee diagonali, come
dal continente loro.

Nel primo modo i corpi tondi ſi dovrebbero porre ſotto ai quadrati, ſecondo la
precedenza dell’ origine, che nella ragione del fabbricare non ſi ſtima: poichè ſe

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