Full text: Gallaccini, Teofilo: Trattato sopra gli errori degli architetti

PARTE PRIMA. le materie, onde il muro non ha legamento, nè ſaldezza, poichè la calcina
così compoſta non s’impietriſce, nè ſi converte in tartaro. E l’acque de’bagni
non debbono eſſer tenute per buone, perchè o poſſono eſſer cagione di troppo
diſſeccamento, o di manifeſta corroſione. O finalmente gli errori degli Archi-
tetti ſi trovano nell’uſo dei legnami, cioè, quando ſi prendono per far palchi,
ſoffitte, laſtrichi, tetti, travature ſemplici, ed armate, di legnami frangibili,
pieghevoli, e che facilmente marciſcono, come ſono le travi d’oppio, di gatta-
ro, o di qualunque altra ragione di legname bianco. E l’olmo, benchè ſia le-
gno forte, nondimeno facilmente ſi piega, ſe non è ſtato tagliato di molto
tempo, perchè indugia molto a ſeccarſi. Si fa dunque notabile errore adoperando
tali materie, ſenza alcuna conſiderazione, come a non rigettare i legnami mal
tenuti, cioè allo ſcoperto, all’acque, ai venti, ai ghiacci, e ai Soli, onde o ſi
marciſcano, o ſi cuocano, di maniera che poſti in opera, e aggravati dal peſo
ſi troncano. Si erra ſpeſſe volte nelle lunghezze, e nelle groſſezze, cioè, quan-
do ſi prendono gli arcali, o le travi troppo lunghe, o troppo ſottili; poichè o ſi
piegano, o ſi rompono, non potendo ſoſtenere il peſo; e quando ſi adoprano
travi di legnami troppo groſſi, come di querce, di leccio, o d’altra ragione; poichè quelli, che ſono di queſta natura, aggravano troppo le muraglie, ſicchè
calando ſi aprono, e minacciano rovina. Ed oltre a ciò ſi reputa errore grandiſ-
ſimo il ſervirſi di legnami tagliati in mala ſtagione, cioè mentre la Luna è piena,
e nella Primavera, quando gli alberi ſon pieni d’umore, e quando ſono in ſuc-
chio, e diſpoſti a germogliare; poichè ſiffatti legnami preſto ſi marciſcono, e
generano gran copia di tarli; onde i travi cavati da eſſi, aggiuntovi il peſo, e
per ſe ſteſſi ſi rompono. Il che non è ſenza gran pericolo, e ſenza ſpeſa degli
abitatori. Quelle materie finalmente, le quali ſi ricevono dalla Natura, e dall’
Arte, ſono le pietre lavorate, i mattoni, la calcina, e i ferramenti. Ed in tut-
te queſte coſe ſpeſſo accade l’errore: imperciocchè ſi erra, facendo lavorar pie-
tre troppo tenere, come ſono alcune ſpezie di tufo, e di macigno, che a Ro-
ma ſi dice Peprino, concioſſiachè, oltre il non reſiſtere al peſo, non poſſono di-
fenderſi dal freddo, e dal ghiaccio, come ſi vede in Firenze nelle colonne degli
Uffizj. Così ancora ſervendoſi d’alcuna ragione di travertino poroſo, il quale
uſato per traverſo, come per architravi, e per ſoglie di porte, non regge alcun
peſo, nè ſoſtiene il peſo di ſe medeſimo, come ſi vede nelle porte d’alcuni luoghi,
e particolarmente in Siena in diverſe fabbriche, e ſingolarmente nella porta della
Chieſa della Madonna di Provenzano, ove ſi vede tutto l’Architrave. Onde il ſuo
più conveniente uſo è il farne colonne, che in queſto modo reſiſte ad ogni gran pe-
ſo. O ſecondo il conſiglio degli Architetti, non ſi debbono i travertini porre in
opera, toſto levati dalla cava, e lavorati, ma biſogna, che ſieno cavati, e lavo-
rati per qualche tempo avanti, acciocchè ſienoſi fatti più duri, e più ſaldi. Sier-
ra talora ſervendoſi del marmo nei luoghi ſcoperti, come nelle facciate de’palazzi,
e dei Tempj. E ciò avviene, quando le fabbriche ſon molto verſo il vento ma-
rino, ſiccome è la facciata della Cattedrale di Siena, la quale, eſſendo eſpoſta
a tal vento, che bagnando rade, e per ogni lieve incontro riceve grandiſſimo
danno, eſſendo i marmi renduti frangibili, e quaſi ridotti in ſale. Errano anco-
ra gli Architetti, che non fanno diligenza d’aver mattoni fatti di buona creta,
ben lavorati, ben cotti, fatti a miſura uniforme; poichè i mattoni mal fatti, e
mal cotti rendon la fabbrica non durevole: che per ogni umidità ſi marciſce; e quelli, che ſon troppo cotti, che ſi chiamano ferretti, per la ſomiglianza, che
hanno nel colore, di pari che nella durezza alle loppe del ferro; concioſſiachè,
ſebbene hanno durezza di pietra, nondimeno perchè ſon troppo torti, e collega-
ti inſieme in forma di pietre a motivo del colamento fatto dalla troppa cottu-
ra, e dal fuoco ſoverchio, non ſon buoni per lavori di fuori, come nelle facce
delle muraglie, perchè non ſi poſſono porre in piano, e collegare con gli altri
mattoni; ma ſon buoni nei riempimenti dei muri, e nei fondamenti, quando
però ſi fanno groſſi. E i mattoni non fatti a miſura uniforme non ſon tutti
eguali di groſſezza, e di lunghezza, e però guaſtano il lavoro, non potendoſi or-
dinare i filari in piano. Ma gli Antichi, per aſſicurarſi d’aver buoni mattoni

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